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Scuola. Dad, Cinque (Lumsa): Il 95% degli studenti spegne la webcam, c’è poca interazione

Al convegno per i 50 anni dell’IdO focus su soluzioni per innovare la didattica

“Nella prima ondata pandemica, gli studenti che avevano seguito dei corsi in classe erano più disposti a tenere le webcam accese e a interagire nella didattica online. Su 100 studenti possiamo dire che in 90 avevano la webcam accesa. Oggi, invece, è il contrario: 95 hanno la webcam spenta e solo 5 la tengono accesa. Per questo è necessario progettare attività, magari in piccoli gruppi, in cui i ragazzi siano costretti a confrontarsi”. A spiegarlo è Maria Cinque, professore associato di Pedagogia e didattica speciale presso l’Università Lumsa di Roma, intervenuta alla prima delle quattro giornate di lavori, dedicata proprio alla scuola oggi e ai nuovi studenti, del convegno “50 anni Ido. Dall’esperienza alle proposte”, promosso dall’Istituto di Ortofonologia fino a domenica.

Un tema, quello scolastico, scelto per aprire il convegno IdO perché “la scuola è il punto di partenza di tutti i giovani, il punto di partenza delle possibilità di crescere e di andare avanti”, ha sottolineato Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto. Ma per coinvolgere i ragazzi “le scuole devono essere vive- ha spiegato Castelbianco- per apprendere ci vuole motivazione e coinvolgimento. Se i ragazzi non vengono coinvolti è tutto inutile”.

Da qui la necessità di riflettere sui metodi didattici innovativi. In merito al panorama attuale Maria Cinque ha spiegato che “la situazione è abbastanza variegata. In tema di apprendimento attivo- ha detto- la famigerata Didattica a distanza (Dad) non ha fatto altro che mettere sotto la lente di ingrandimento problemi già presenti, in particolare nel sistema scolastico italiano ma anche in altri, cioè quelli di una didattica meramente trasmissiva. Si è quindi riportato online quello che si faceva in classe, dove in molti casi la modalità era passiva. Questo lo abbiamo visto in molti gradi di scuola, soprattutto in quelli delle superiori. Infatti, se noi pensiamo alla scuola dell’infanzia e alla primaria, ci sono già delle buone pratiche di apprendimento attivo. Mano a mano che saliamo nei livelli scolastici, invece, la modalità è prevalentemente trasmissiva”.

Quali sono dunque le possibili soluzioni, alternative e innovative, per portare la didattica a coinvolgere, e quindi interessare, maggiormente alunni e studenti? “Tra i vari modelli didattici sperimentati che sto studiando, distinguiamo la didattica in attiva, costruttiva, interattiva e quella meramente passiva, in cui gli studenti sono poco coinvolti- illustra la pedagogista- La didattica attiva può essere anche individuale, per cui si chiede allo studente di fare un esercizio o un esperimento. Sicuramente ha un’efficacia, maggiore rispetto alla didattica passiva, ma lo studente può essere da solo. Nella didattica costruttiva si chiede agli studenti di costruire delle conoscenze ed è spesso, ma non necessariamente, in gruppo. La didattica interattiva può basarsi anche su piccole interazioni, in presenza o a distanza, ma è quella in cui gli studenti si confrontano di più con i pari e, dagli studi effettuati, sembra essere la didattica più efficace perché è attraverso le interazioni che si struttura il pensiero”.

Applicare nuovi modelli didattici al sistema scolastico tradizionale porta inevitabilmente a confrontarsi con lacune e ritardi. “C’è un progetto, in fase di conclusione, in cui abbiamo sperimentato tecniche di apprendimento attivo solo su classi grandi, quindi classi universitarie e di liceo molto numerose. La sperimentazione era partita in presenza, con la pandemia è passata online e ci siamo accorti che, con opportuni accorgimenti, alcune di queste metodologie di insegnamento attive e interattive possono essere attuate con efficacia anche online. Tuttavia, ci siamo anche accorti che esistono dei gap dal punto di vista della preparazione degli insegnanti, del supporto tecnologico e tecnico e proprio per superarli abbiamo avviato un progetto denominato Holistic online Teaching Support (Hotsup). Il gap più importante- precisa Cinque- è quello pedagogico-didattico. Strumenti ce ne sono tanti e a livello empirico ognuno di noi sa utilizzarli, ma è importante capire qual è la finalità per cui si utilizza quello strumento e che risultato di apprendimento voglio ottenere”.

Rispetto poi al temuto calo degli apprendimenti causato dal ricorso prolungato alla didattica a distanza, la docente della Lumsa ritiene che il rischio sia, piuttosto, la perdita di altre competenze: “Guardiamo, ad esempio, ai ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali per i quali il vantaggio di frequentare la scuola non è solo negli apprendimenti. Grazie a un sistema scolastico inclusivo come quello italiano, loro sono immersi in un contesto di socialità e di diversità, così da imparare a interagire con altre persone e acquisire competenze in termini di autonomia”.

Non solo scuola. Il convegno dell’IdO affronterà il mondo del bambino e dell’adolescente da molteplici punti di vista e con oltre 50 interventi di relatori nazionali e internazionali, tre tavole rotonde, numerosissimi contributi video e sei relazioni magistrali. La partecipazione è gratuita ed è possibile guardare le sessioni collegandosi al sito www.ortofonologia.it o sulla pagina facebook dell’Istituto. Tutte le informazioni sul convegno sono disponibili sul sito dell’IdO all’indirizzo http://www.ortofonologia.it/50-anni-ido/