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Autismo, nei disegni i bambini scelgono matita nera e personaggi Tv

Centro San Goncalo (Brasile): rappresentano ciò che sentono

Roma, 24 aprile – Una torta, un pezzo di pane o semplicemente un po’ di privacy. “Per mio figlio la comunicazione attraverso il mezzo del disegno e’ avvenuta prima di quella orale. Infatti, quando era piu’ piccolo e voleva qualcosa che non sapeva chiedere, si esprimeva sempre con il disegno”. La storia é quella di Veronica Amorim, psicopedagoga e mamma di un bambino autistico, che dirige il Centro municipale Sao Goncalo di Rio del Janeiro, che collabora con l’IdO Brasile. Anche il Centro, che segue oltre 200 bambini con disturbi dello spettro autistico, ha donato i propri disegni alla mostra virtuale dell’Istituto di Ortofonologia ‘Prospettive d’Arte’: una raccolta di opere di bambini e giovani adulti con disabilità, che porta dunque alla ribalta la cosiddetta arte ‘outsider’.

“Adesso mio figlio ha 10 anni- spiega Amorim- e continua a utilizzare il disegno come forma per rappresentare il suo pensiero. Quando vuole che nessuno entri nella sua camera, per esempio, mette sulla porta un simbolo di divieto”, una croce, “per comunicare appunto che è proibito entrare. Disegna per riuscire a dire quello che con le parole non riesce intellettualmente a formulare”.

La psicopedagoga però non racconta soltanto la sua esperienza materna ed evidenza, bensì, analogie e somiglianze che ha colto tra i disegni dei ragazzi ospitati dal Centro municipale. Razzi, supereroi, mostriciattoli e personaggi presi in prestito dalla Tv o dai videogiochi. “Con quei personaggi credo che i bambini vogliano rappresentare la propria forza- riflette l’esperta- un aspetto che ho visto anche in mio figlio. In effetti, la psicopedagoga nota come ciascun bambino “abbia avuto diverse fasi e in ognuna di queste c’è una sorta di ‘iperfocus’ su qualcosa che viene focalizzato e rappresentato poi in forma grafica. La forza, la paura, tutti elementi che hanno una natura emozionale” e che vengono disegnati per “rappresentare ciò che sentono”. 

La simbologia delle opere dei piccoli affetti da autismo è infatti un grande esempio di “rappresentazione emotiva, emozionale, affettiva e intellettuale”. Ed è proprio attraverso questi disegni “che possiamo percepire il modo di essere dei bambini con autismo e in che grado di maturità si trovano in quel momento, come anche- aggiunge- il loro singolo sviluppo intellettuale”. Sono tutti elementi che emergono anche “dall’organizzazione mentale delle idee del singolo. Il tipo di organizzazione che il bambino sceglie nel disegno, infatti, e’ un indicatore importante. Da quella più semplice a quella più complessa”.

A richiamare inoltre l’attenzione della psicopedagoga e’ “la scelta preponderante nell’utilizzo della matita nera”. Ai bambini del Centro municipale Sao Goncalo di Rio de Janeiro, viene fornita “una grande scatola piena di colori, matite, pastelli, acquerelli e tempere, ma loro scelgono spesso la matita nera. Per loro disegnare vuol dire lavorare con la matita”.

Anche la selezione dei personaggi da raffigurare non sembra essere cosi’ casuale, e il piu’ delle volte “esclude la riproduzione dei membri della famiglia. Non ci sono quasi mai mamma e papa’ ma personaggi che i bambini vedono in Tv, nei videogiochi e nei cartoni animati”. La loro, a detta di Amorim, e’ una sorta di “stereotipia. In alcuni casi infatti i disegni sono propriamente la ripetizione di quello che i bambini vedono, di cui parlano e quindi, disegnano- conclude- E si tratta spesso, sempre dello stesso oggetto”. Qui la galleria virtuale delle opere raccolte dal Centro San Goncalo per la mostra ‘Prospettive d’Arte’

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