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	<title>Videointerviste Archivi - Istituto di Ortofonologia</title>
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		<title>Le videointerviste agli esperti dell&#8217;Istituto di Ortofonologia</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/autismo-diagnosi-ido-buona-elaborazione-dei-genitori-migliora-il-benessere-dei-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 14:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diagnosi autismo, Di Renzo: Una buona elaborazione dei genitori migliora il benessere dei figli</p>
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				<p>&#8220;I genitori non aiutati ad elaborare la diagnosi di autismo dei figli, sono influenzati negativamente durante il percorso di sviluppo dei loro bambini&#8221;. Laddove, invece, &#8220;i genitori sono stati aiutati ad accettare la diagnosi dei figli e a vedere le cose dal punto di vista dei bambini, sono stati anche maggiormente in grado di essere sintonizzati con i loro piccoli durante le interazioni di gioco&#8221;. Da qui si genera un circolo virtuoso che &#8220;si manifesta proprio in un maggiore benessere dei bambini stessi: stanno meglio&#8221;. Presenta così Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), il principale risultato della ricerca &#8216;<a href="http://www.ortofonologia.it/parental-attunement-insightfulness-and-acceptance-of-child-diagnosis-in-parents-of-children-with-autism-clinical-implications/" target="_blank" rel="noopener">Sintonizzazione, insighftulness e accettazione della diagnosi nei genitori di bambini con autismo: implicazioni cliniche</a>&#8216;, condotta da esperti dell&#8217;IdO e pubblicata sulla rivista scientifica &#8216;Frontiers in Psychology&#8217;.</p><p>&#8220;È una ricerca che ha un&#8217;implicazione eminentemente clinica- spiega Di Renzo- perché si tratta di un aspetto che viene spesso sottovalutato&#8221;. Lo studio, realizzato in collaborazione con il professore Giulio Cesare Zavattini del dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica della Sapienza, si è basato infatti su test validati e sulla letteratura di studi già condotti in Israele e negli Stati Uniti. Si tratta, infatti, di un lavoro importante che ha coinvolto un campione di 50 genitori (26 madri e 24 padri) di 26 bambini di età compresa tra 24 e 58 mesi. Il campione è stato videoregistrato durante le interazioni genitore-figlio e poi intervistato su ciò che le mamme e i papà pensavano fossero stati i vissuti del bambino durante l&#8217;interazione di gioco, nonché su quali fossero stati i loro sentimenti e pensieri rispetto alla diagnosi del bambino. Le interazioni di gioco sono state esaminate, infine, utilizzando un protocollo di codifica per valutare la sintonizzazione dei genitori.</p><p>&#8220;L&#8217;altro punto interessante- prosegue Di Renzo- è che l&#8217;elaborazione della diagnosi non è legata al tempo che passa a partire dal momento in cui la diagnosi viene effettuata. Ci sono studi in letteratura in cui si dimostra che anche a distanza di 3 o 7 anni, se non c&#8217;è stata un&#8217;adeguata risoluzione, l&#8217;elaborazione non avviene. Questo significa che il genitore, pur mettendo in campo tutte le possibili energie- chiarisce la psicoanalista- non ha risolto emotivamente il problema della difficoltà di accettazione, perché non dobbiamo mai sottovalutare il fatto che si tratta di una diagnosi che cambia la vita delle famiglie. Ritengo sia doveroso da parte degli operatori occuparsi delle difficoltà dei genitori, per aiutarli a vivere il più serenamente possibile&#8221;.</p><p>Lo studio dell&#8217;IdO &#8220;ha comportato dei tempi lunghi di elaborazione, proprio perché tutti i genitori sono stati videoregistrati nelle loro sequenze con i bambini ed è stato poi possibile fare una riflessione rivedendo insieme i video- precisa la responsabile Terapie dell&#8217;IdO&#8221;. Un percorso, quindi, molto articolato &#8220;in cui i genitori hanno potuto verificare ed essere aiutati a comprendere quella che oggi si chiama l&#8217;insightfullness: la capacità di comprendere le intenzioni del bambino&#8221;. Il lavoro è stato condotto anche attraverso questionari validati e &#8220;ha aiutato quei genitori che ancora vivevano un nodo forte sul tema, ad iniziare un&#8217;elaborazione diversa. Per noi la ricerca ha avuto una finalità eminentemente clinica- ribadisce Di Renzo- perché ha aperto una riflessione sul bisogno di tener conto del bagaglio emotivo del genitore, che è il vero strumento attraverso il quale il bambino può sintonizzarsi in modo adeguato. E siccome si tratta di bambini atipici- ricorda Di Renzo- i genitori devono essere aiutati a comprenderli&#8221;.</p><p>Le mamme e i papà vanno supportati. &#8220;Devono rielaborare- sottolinea la psicoterapeuta- devono riacquistare sicurezza e sentirsi competenti, perché per un genitore è molto triste non sentirsi competente. D&#8217;altra parte nessuno può esserlo inizialmente con un bambino che presenta tali difficoltà. Per questo motivo penso che sia un dovere di coloro che operano terapeuticamente in questo ambito, aiutare i genitori a decifrare il figlio, affinché lui diventi un genitore competente, in grado di poter sentire e soddisfare i bisogni di suo figlio&#8221;. Il genitore &#8220;deve quindi recuperare la consapevolezza che è sempre possibile una relazione&#8221;. I risultati dello studio evidenziano, pertanto, &#8220;sia l&#8217;importanza di studiare la capacità di insightfulness genitoriale che l&#8217;accettazione della diagnosi di disturbi dello spettro autistico del bambino, per poter implementare programmi di intervento volti a supportare la sintonizzazione genitoriale e a migliorare le interazioni tra genitori e bambini con disturbi dello spettro autistico&#8221;.</p><p>Di Renzo conclude: &#8220;Bisogna avere la capacità di accettare la diagnosi per poterla elaborare. L&#8217;accettazione permette che il bambino possa crescere grazie all&#8217;aiuto di adulti che sanno sintonizzarsi con lui&#8221;.</p><p> </p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/autismo-diagnosi-ido-buona-elaborazione-dei-genitori-migliora-il-benessere-dei-figli/">Le videointerviste agli esperti dell&#8217;Istituto di Ortofonologia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Salute. &#8216;Racconti dai luoghi dell&#8217;autismo&#8217;, un libro sulle difficoltà del terapeuta</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-racconti-dai-luoghi-dellautismo-un-libro-sulle-difficolta-del-terapeuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2020 15:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), introduce il nuovo libro pubblicato dalle Edizioni Magi. Una raccolta di testimonianze terapeutiche che parla del mondo psichico abitato dai bambini autistici da un altro punto di vista: quello del terapeuta</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-racconti-dai-luoghi-dellautismo-un-libro-sulle-difficolta-del-terapeuta/">Salute. &#8216;Racconti dai luoghi dell&#8217;autismo&#8217;, un libro sulle difficoltà del terapeuta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;Molte terapie per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico si arenano non perché noi terapisti non sappiamo &#8216;cosa&#8217; fare, ma perché non sappiamo &#8216;come&#8217; stare con questi bambini. Con loro servono persone che si specializzino e che diventino speciali dentro, umanamente, perché le tecniche si possono imparare velocemente ma la dimensione umana va coltivata ed esige molta pazienza, umiltà e lavoro. Il &#8216;come stare&#8217; implica che nel terapeuta ci sia molta competenza relazionale&#8221;. Così Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), introduce &#8216;Racconti dai luoghi dell&#8217;autismo &#8211; Casi clinici&#8217;, il nuovo libro pubblicato dalle Edizioni Magi. Una raccolta di testimonianze terapeutiche che parla del mondo psichico abitato dai bambini autistici da un altro punto di vista: quello del terapeuta.</p><p>&#8220;Ci interessa sottolineare le difficoltà che un adulto sperimenta nell&#8217;incontrare il bambino- continua Di Renzo, entrando nel merito del progetto editoriale- siamo sempre molto indirizzati a definire le atipie, e questo è imprescindibile per poter comprendere il bambino, ma poi da un punto di vista relazionale ed emotivo è necessario affrontare la difficoltà che l&#8217;adulto terapeuta incontra quando si confronta con il non luogo, con il silenzio, con la non comunicazione e con il rifiuto. Ritengo che non elaborare questi temi- sottolinea la psicoanalista- non consenta di capire il bambino fino in fondo&#8221;.</p><p>Tutti i casi clinici raccontati nel testo riguardano bambini che erano o che sono ancora in terapia con i professionisti dell&#8217;Istituto. &#8220;Sono dei racconti che contemplano una visione del bambino a tutto tondo- sottolinea la psicoterapeuta- e in queste storie abbiamo voluto raccontare quel momento un po&#8217; speciale che Daniel Stern ha definito &#8216;il moment&#8217;, in cui dopo tanto lavoro succede qualcosa. Perché come terapeuti quello che cerchiamo di fare è trovare l&#8217;autenticità, la vivacità del bambino&#8221;.</p><p>Questa ricerca spesso può essere lunga e faticosa, &#8220;a volte significa dover convivere con un silenzio ostinato o con i rifiuti, con le ossessioni- spiega Di Renzo- ma se si ha la capacità di reggere tutto questo e di capire fino in fondo che quell&#8217;atipia non la possiamo solo inquadrare come una disfunzione, ma dobbiamo comprenderne il senso profondo- aggiunge la responsabile del servizio Terapie dell&#8217;IdO- allora arriva la capacità di ridare dignità al sintomo del bambino e arriva l&#8217;incontro&#8221;.</p><p>Il libro, continua Di Renzo, è proprio &#8220;il racconto di come far succedere un incontro autentico, non perché sto dando una ricompensa al bambino o lo sto costringendo, ma perché lui autenticamente vuole guardarci&#8221;. Questo volume, dunque, chiama in causa direttamente la responsabilità dell&#8217;adulto, spostando l&#8217;attenzione dal bambino al terapeuta. &#8220;Ritengo che si parli troppo poco della responsabilità degli educatori e si parli unicamente delle difficoltà del bambino- dice l&#8217;esperta- Il libro chiama in causa la responsabilità dei terapeuti, di chi deve prendersi cura del bambino non semplicemente definendone i limiti. L&#8217;incontro con il bambino è fatto di elementi umani in cui bisogna avere la capacità di tollerare tutto questo&#8221;, sottolinea Di Renzo ribadendo le molte difficoltà con cui un terapeuta si può confrontare. Cosi&#8217; &#8216;Racconti dai luoghi dell&#8217;autismo&#8217; può essere d&#8217;aiuto ai professionisti che vivono momenti di empasse. &#8220;Mi occupo tantissimo di supervisione e molte volte vedo operatori, di tutti i tipi di impostazione, che hanno una grande difficoltà proprio &#8216;a stare&#8217; perché quella tecnica non funziona. Ma che funzioni o meno- conclude Di Renzo- bisogna reggere il bambino ostinato&#8221;.</p>					</div>
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		<item>
		<title>Gli psicologi: violenza &#8216;gratuita&#8217; nei giovani è mancanza di fiducia</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-gli-psicologi-violenza-gratuita-nei-giovani-e-mancanza-di-fiducia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 14:05:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell'età evolutiva e responsabile delle terapie dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), nella diretta Dire Salute 'La rabbia giovane prima, durante e dopo il lockdown', riflette sul libro 'Adoviolenza insieme alla curatrice Paola Bolgiani, direttore clinico 'Le Villette' e all'autore Nicola Purgato</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-gli-psicologi-violenza-gratuita-nei-giovani-e-mancanza-di-fiducia/">Gli psicologi: violenza &#8216;gratuita&#8217; nei giovani è mancanza di fiducia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">&#8220;Dalla società nessuna bussola e così la pulsione esplode in rabbia&#8221;</h5>
<figure><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FDireSalute%2Fvideos%2F205643020805998%2F&amp;show_text=0&amp;width=560" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" allowtransparency="true" allowfullscreen="true" width="560" height="620" frameborder="0"></iframe></figure>
<p>&#8220;Chi aggredisce esprime sfiducia nell&#8217;altro. Questo è il messaggio da dare, perché non porre un argine non permette al bambino di avere fiducia. Quelli delle cronache più recenti sono ragazzi che non hanno fiducia in adulti e istituzioni&#8221;. Parte da qui Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva e responsabile delle terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), che nella diretta Dire Salute &#8216;La rabbia giovane prima, durante e dopo il lockdown&#8217;, riflette sul libro &#8216;Adoviolenza. La psicoanalisi e la violenza degli adolescenti&#8217; insieme alla curatrice Paola Bolgiani, direttore clinico &#8216;Le Villette&#8217; e all&#8217;autore Nicola Purgato, responsabile clinico Antenna 112 e Antennina di Venezia.</p>
<p>&#8220;Come possono avere fiducia questi ragazzi se nel mondo contemporaneo gli oggetti e le regole sono ormai tutti equivalenti?- domanda Purgato- C&#8217;è un&#8217;equivalenza che svuota tutto e loro si ritrovano sempre più soli a gestire le pulsioni, sfiduciati verso&#8221; gli adulti, &#8220;verso l&#8217;altro, che continua a dire tutto e il contrario di tutto&#8221;. A colpire di più in quest&#8217;epoca, difatti, sono le vicende di violenza &#8216;gratuita&#8217; e ingiustificata che, tuttavia, Bolgiani sottolinea non essere &#8220;effetto di questi ultimi tempi, bensì del legame sociale, proprio del nostro stesso mondo. La domanda più corretta da porsi è- precisa la psicoanalista- &#8216;Che cos&#8217;è che produce, provoca, sostiene e scatena questo tipo di violenza nel nostro mondo?'&#8221;.</p>
<p>Anzitutto, sul punto, il team di psicoanalisti evidenzia come &#8220;la violenza non sia mai una sola. Ce ne sono tante e diversificate. La violenza senza motivo è una diretta espressione della pulsione di morte-sottolinea Bolgiani- del peggio che c&#8217;è in noi&#8221;. Ed è importante ricordare che quel peggio &#8220;c&#8217;è in tutti noi&#8221;. La gratuità che si coglie dalle esperienze di violenza giovanile, perciò, piuttosto che essere tale è espressione di sfiducia, e &#8220;molto spesso si rivolge proprio verso quelli che la società mette allo scarto. Gli scarti dei nostri legami, il diverso- riflette Bolgiani- In fondo viviamo in una società che tende a creare questi scarti e la violenza si concentra spesso su di loro&#8221;.</p>
<p>Le radici dell&#8217;adoviolenza sono dunque diversificate, ma tra tutte spiccano il vuoto dei ragazzi e la mancanza di capacità educativa negli adulti:</p>
<p><strong>IL VUOTO E L&#8217;ASSENZA DI OGGETTI-BUSSOLA</strong> &#8211; Il vuoto dei ragazzi si manifesta in &#8220;un rapporto perturbato con gli oggetti&#8221;, spiega Purgato. L&#8217;esperto fa l&#8217;esempio dell&#8217;iperattività, che spesso &#8220;rientra nel tema della violenza, anche perché- ricorda lo studioso- secondo le statistiche americane un piccolo con Adhd è già un grande delinquente&#8221;. Ciò che lo psicoanalista intende dire è che spesso non si coglie il disegno d&#8217;insieme: &#8220;Per tutti fin da piccoli esistono degli oggetti in grado di orientarci. Adesso nella società contemporanea ce ne sono tanti e forse un effetto che stiamo sperimentando è proprio che ce ne sono così tanti che si sostituiscono, cambiano continuamente e piuttosto che riparare&#8221; vige la regola non scritta del &#8220;è sempre meglio cambiare. Non si coglie, quindi, il grande vuoto di oggetti che dovrebbero invece fungere da bussola per questi ragazzi&#8221;. Così, anche a due o tre anni, possono verificarsi episodi di violenza perché &#8220;i genitori rientrano in questo discorso &#8216;capitalistico&#8217;, in cui gli oggetti sono tutti sostituibili e non contano nulla. Allora- si domanda ancora lo psicoanalista- dove si orienta la pulsione? È lasciata sola a se stessa e non si impasta con l&#8217;eros, e una pulsione non orientata può assolutamente generare violenza&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;I GENITORI RECUPERINO LA DIMENSIONE EDUCATIVA&#8221;</strong> &#8211; La società odierna, poi, impone dei ripensamenti nell&#8217;essere genitori. Uno dei principali problemi, secondo Di Renzo, è proprio il non saper &#8220;aiutare i bambini a sviluppare una capacità di riparare e non soltanto di sostituire. Tutte le teorie evolutive sottolineano che al bambino non pesa tanto l&#8217;errore che fa l&#8217;adulto quanto &#8220;la sua difficoltà a riparare. Perché se l&#8217;adulto non è in grado di riparare, non sarà in grado di insegnarlo al bambino. È un appello fondamentale che va rivolto ai genitori&#8221;.</p>
<p>Inoltre, a detta degli esperti sono tante le nuove evidenze di cui i genitori dovrebbero prendere atto: &#8220;Ci troviamo al cospetto di genitori che sentono un&#8217;esigenza improrogabile di essere amati. Hanno paura di essere rifiutati e non hanno quindi capacità di infliggere una frustrazione al figlio, perché temono che questo si risolva in un abbandono&#8221;, spiega Di Renzo. L&#8217;atto educativo, illustra, passa per &#8220;un po&#8217; di cattiveria nell&#8217;imposizione di limiti, altrimenti i bambini finiscono col confrontarsi con un vuoto che si risolve in una melanconia collettiva. Bisogna aiutare i genitori a recuperare la propria dimensione educativa- avverte Di Renzo- non possiamo leggere la violenza solo come un problema comportamentale senza approfondire la causa che la determina&#8221;. Il paradosso in cui ci si ritrova altrimenti è quello &#8220;di parlare della violenza dei ragazzi, senza parlare della violenza generata dal &#8216;collettivo&#8217;, che poi propone sistemi educativi che dovrebbero eliminare ciò che hanno prodotto&#8221;.</p>
<p><strong>RIPARTIRE DA CREATIVITÀ E AUTOREVOLEZZA</strong> &#8211; A perdersi nelle famiglie, secondo Bolgiani, è la capacità educativa. Nel mondo in cui viviamo non esiste più una dimensione di regole precise imposte dall&#8217;alto, vale tutto e anche il genitore o educatore ogni volta si chiederà &#8216;Ma questo ho diritto di impedirlo oppure no? Come si fa a far dormire i bambini?- continua Bolgiani- ecco che per avere una risposta si rivolgono a manuali che in realtà di scientifico non hanno nulla, è come appoggiarsi sulle sabbie mobili&#8221;. Davanti a questa &#8220;perdita di capacità educativa non abbiamo un nuovo regolamento da proporre- riflette il direttore clinico de &#8216;Le Villette&#8217;- e non possiamo nemmeno rifarci al passato, è un&#8217;epoca in cui dobbiamo essere molto inventivi e creativi&#8221;.</p>
<p>Al fianco di fantasia e creatività, però, sta un tassello ritenuto fondamentale dagli esperti: l&#8217;autorevolezza. &#8220;Bisogna conquistarsela con i bambini e i ragazzi, non è affatto scontata. E si torna così all&#8217;inizio del discorso: È il mondo adulto che propone una mancanza di fiducia, occorre impegnarsi con i ragazzi e con loro giocarsi la partita sinceramente, perché solo questo produce fiducia e autorevolezza&#8221;.</p>
<p>Questa esplosione di violenza è legata a un aumento di disturbi tra i più giovani? Questione lasciata aperta dagli psicoanalisti. Purgato sostiene &#8220;che disturbi e violenza vengano tutti e due insieme, perché i primi sono legati alla violenza, che è un&#8217;esplosione di solitudine al quadrato&#8221;. Bogliani invece sottolinea come &#8220;la violenza per certi versi sia normale. Non è sempre un disturbo ed è arrivato il momento di smetterla di etichettare tutto come disturbi dirompenti. Cominciamo- conclude- a interrogarci sul perché la violenza accada prima di mettere etichette&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;osteopata: Non ci sono bambini &#8216;intoccabili&#8217;, per ognuno suo &#8216;tocco&#8217;</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-losteopata-non-ci-sono-bambini-intoccabili-per-ognuno-suo-tocco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 13:29:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandro Laurenti, osteopata docente dell'Osteopathic College di Trieste e della Scuola di Osteopatia pediatrica CERDO: Per bimbi con autismo tecniche misurate su sensorialità</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-losteopata-non-ci-sono-bambini-intoccabili-per-ognuno-suo-tocco/">L&#8217;osteopata: Non ci sono bambini &#8216;intoccabili&#8217;, per ognuno suo &#8216;tocco&#8217;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;Non esistono bambini &#8216;intoccabili&#8217;. Il tocco deve sempre essere misurato per il bambino specifico che si sta trattando, se il tocco sarà sbagliato sarà sbagliata la risposta. E viceversa&#8221;. A dirlo è Alessandro Laurenti, osteopata docente dell&#8217;Osteopathic College di Trieste e della Scuola di Osteopatia pediatrica CERDO, nel corso del Venerdì culturale su &#8216;Osteopatia: il corpo nei disturbi sensoriali dell&#8217;età evolutiva&#8217;, promosso dalla Fondazione Mite in collaborazione con l&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO).</p><p>&#8220;Un tempo si pensava che i bambini con autismo non potessero essere toccati- continua Laurenti- Abbiamo voluto togliere qualsiasi dubbio a questo proposito e negli anni, con l&#8217;esperienza, ho potuto strutturare delle tecniche osteopatiche dolci, misurate e scelte appositamente in base alla sensorialità del bambino, perché la sensorialità governa chiaramente la percezione corporea e l&#8217;aspetto motorio&#8221;.</p><p>Secondo l&#8217;osteopata &#8220;il comportamento motorio può essere oggetto di osservazione e di diagnosi di esclusione. Grazie agli studi che si fanno in Osteopatia si può essere in grado di discriminare se un comportamento motorio avviene perché ci sono delle asimmetrie corporee importanti, strutturali, che non sono state prese in considerazione alla nascita- spiega Laurenti- oppure se quel comportamento motorio è frutto solo ed esclusivamente di una risposta percettiva. Questo-sottolinea l&#8217;esperto- fa la differenza non solo nel trattamento osteopatico, ma arricchisce la diagnosi del bambino di un elemento in più che potrà essere messo a frutto nel percorso terapeutico: un percorso che non sarà stabilito a priori, uguale per tutti, ma sarà specifico per quel bambino&#8221;.</p><p>Il corpo al centro della relazione come parte integrante del trattamento è il punto messo in evidenza da Laurenti. &#8220;Questo ci pone di fronte al fatto di considerare l&#8217;Osteopatia come integrazione all&#8217;interno di una diagnosi condivisa da più figure professionali e ci consente di tracciare un percorso terapeutico specifico, stabilendo che per alcuni bambini potrebbe essere interessante fare un percorso osteopatico. Per esempio all&#8217;inizio del loro trattamento- suggerisce- mentre per altri le priorità potrebbero essere diverse&#8221;.</p><p>Nello specifico Laurenti sottolinea che &#8220;quando parliamo del corpo al centro della relazione e ci riferiamo anche a bambini con autismo, mettiamo in evidenza uno degli aspetti importanti dell&#8217;autismo che è proprio un disturbo di relazione. Sottolineiamo quindi come il corpo possa interferire nei disturbi di relazione di questi bambini- prosegue l&#8217;osteopata- e di come lo sviluppo della loro relazione possa essere agevolato all&#8217;interno di un percorso terapeutico. All&#8217;IdO questa diagnosi viene condivisa da più specialisti contestualmente, ci sono più occhi che nello stesso spazio, nella stessa stanza, nello stesso tempo osservano e si relazionano con il bambino, creando un ambiente clinico unico nel suo genere&#8221;.</p><p>La condivisione della valutazione, della diagnosi e della scelta del percorso terapeutico all&#8217;interno di un team multidiscipliare &#8220;permette di mettere in evidenza quelle che sono le priorità del bambino, sempre passando attraverso la mediazione corporea&#8221;, aggiunge Laurenti.</p><p>Il leit motiv del Venerdì culturale è proprio &#8220;unire le forze per cercare di definire un quadro&#8221;, a sottolinbearlo è anche Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;IdO. &#8220;All&#8217;Istituto di Ortofonologia ci occupiamo tantissimo di bambini autistici e vediamo che ci sono dei quadri che si ripetono, con disturbi associati che si ripetono con quelli che gli osteopati definiscono strain (distorsioni, <em>ndr</em>) di un certo tipo. Questo incontro era importante per dare una panoramica- conclude la psicoterapeuta- perché si potesse sentire in quanti ambiti e quali sono le basi del lavoro degli osteopati. Un lavoro che è stato per lungo tempo non capito e che ora comincia ad essere maggiormente compreso e accettato&#8221;.</p><p> </p>					</div>
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		<title>Castelbianco: Dopo il lockdown si è passati dai litigi genitori-figli ai silenzi</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-castelbianco-dopo-il-lockdown-si-e-passati-dai-litigi-genitori-figli-ai-silenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 12:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore dell'IdO: Relazione saltata per aria, ora indifferenza</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-castelbianco-dopo-il-lockdown-si-e-passati-dai-litigi-genitori-figli-ai-silenzi/">Castelbianco: Dopo il lockdown si è passati dai litigi genitori-figli ai silenzi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;Situazioni burrascose e litigi forti hanno sempre animato la vita di genitori e figli. Quest&#8217;anno, però, in seguito alla convivenza forzata dovuta alla pandemia Covid-19, abbiamo assistito a un incremento di attriti tra genitori e figli, ma anche di litigi tra gli stessi genitori. La situazione oggi è quindi molto complicata, ma ad alterarla ancora di più è la silenziosità. Non c&#8217;è più neanche lo strillo, l&#8217;urlo, la rabbia e l&#8217;esplosione di litigio, perché si è creata una frattura, un&#8217;indifferenza&#8221;. A dirlo è Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), analizzando cause ed effetti del fenomeno.</p><p>&#8220;I ragazzi ora- spiega lo psicoterapeuta- sono indifferenti al litigio con i genitori, gli danno meno valore perché danno meno valore ai pensieri e alle parole dei propri genitori. Questo è un dramma maggiore rispetto al litigio continuo, perché nella lite si ha un rapporto, una possibilità di scambio che viene a mancare con l&#8217;indifferenza. Questo- conclude- è un problema che pagheremo a settembre, in particolare i docenti saranno gli ultimi adulti a interagire con molti giovani che hanno chiuso i rapporti verbali con i genitori. È la relazione che è saltata per aria e per riprenderla speriamo che i docenti ce la facciano e in ogni caso dovranno essere aiutati&#8221;.</p>					</div>
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		<title>Movida, Castelbianco:  La violenza non si risolve con l&#8217;impiego della polizia</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-movida-castelbianco-la-violenza-non-si-risolve-con-limpiego-della-polizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 14:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore dell’Istituto di Ortofonologia: Reazioni più forti da giovani che usano droghe e alcool</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-movida-castelbianco-la-violenza-non-si-risolve-con-limpiego-della-polizia/">Movida, Castelbianco:  La violenza non si risolve con l&#8217;impiego della polizia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;Sono pochi i ragazzi che fanno la movida e solo alcuni di loro, trovandosi insieme, vengono alle mani e sfogano l&#8217;aggressività senza alcuna motivazione. Stiamo notando questo fenomeno nei giovani e anche negli adulti e non possiamo fare finta di nulla o risolvere il problema con l&#8217;impiego della Polizia. Dobbiamo riuscire a trasformare le movide in movimenti di amicalità, rapporti e relazioni e dobbiamo essere noi a farlo, trovando un modo per sciogliere l&#8217;aggressività&#8221;. Lo dichiara Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) e psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva, in merito ai numerosi atti di violenza inspiegata che si stanno verificando in ogni angolo del nostro Paese.</p><p>Secondo lo psicologo, a scatenare la rabbia &#8220;sono stati i mesi di reclusione trascorsi in casa durante l&#8217;emergenza Covid-19. Alcuni ragazzi li hanno passati in silenzio, collegati a internet, e si sono caricati di frustrazioni. In più, molti di loro abitualmente fanno uso di sostanze stupefacenti e di alcol- sottolinea Castelbianco- che durante la quarantena non hanno potuto assumere, generando una voglia di scatenarsi più potente di quanto si potesse immaginare. In molti, superficialmente, hanno pensato che l&#8217;aggressività repressa dei giovani si sarebbe risolta autonomamente una volta usciti di casa. Oggi- spiega il direttore dell&#8217;IdO- abbiamo due realtà da seguire attentamente.</p><p>Da una parte i ragazzi che si sfogano nelle movide e dall&#8217;altra quelli che non vogliono più uscire di casa. Questi ultimi sono molto più numerosi dei primi. La &#8216;Sindrome della capanna&#8217; tutti l&#8217;hanno avuta- conclude- ma in tanti non hanno ancora risolto il problema, sia perché questi ragazzi subivano angherie dai coetanei prima del Covid e sia perché hanno difficoltà nelle relazioni e preferiscono nascondersi dietro al computer”.</p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-movida-castelbianco-la-violenza-non-si-risolve-con-limpiego-della-polizia/">Movida, Castelbianco:  La violenza non si risolve con l&#8217;impiego della polizia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Droga. Terni, Castelbianco: Gli adulti devono dare una via d&#8217;uscita ai giovani</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/droga-terni-castelbianco-gli-adulti-devono-dare-una-via-duscita-ai-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 14:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) e psicoterapeuta dell'eta' evolutiva spiega come affrontare e risolvere il problema di un figlio che fa uso di sostanze stupefacenti</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/droga-terni-castelbianco-gli-adulti-devono-dare-una-via-duscita-ai-giovani/">Droga. Terni, Castelbianco: Gli adulti devono dare una via d&#8217;uscita ai giovani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;I ragazzi sanno tutto della droga ed è vero che ne ignorano le conseguenze. Allo stesso tempo noi adulti sappiamo che ne fanno uso per poter stare nel gruppo ed essere inclusi. Quindi, la prima cosa da fare è avvisarli che ne siamo a conoscenza e, subito dopo, offrirgli una via di uscita. Questo per evitare tragedie come quella di Terni, con i due adolescenti morti dopo aver assunto metadone&#8221;. A dirlo è Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) e psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva, che spiega come affrontare e risolvere il problema di un figlio che fa uso di sostanze stupefacenti.</p><p>&#8220;I ragazzi quando commettono delle stupidaggini- continua lo psicoterapeuta- devono avere un adulto con cui riferirsi e che faccia da filtro con i genitori, per aiutarli a superare un problema prima che diventi un dramma. Con il nostro Istituto e grazie all&#8217;ascolto psicologico on line- prosegue il direttore dell&#8217;IdO- abbiamo ricevuto migliaia di richieste di aiuto da parte degli adolescenti. Questo sono riusciti ad aprirsi e ad ascoltare proprio perché hanno trovato persone competenti ed estranee alla famiglia&#8221;.</p><p>Lo psicologo rivolge, infine, la sua attenzione proprio agli adulti: &#8220;Devono stringere un patto tra loro quando accadono situazioni del genere- spiega Castelbianco- perché non ci deve essere ribellione o scontri con i figli ma accoglienza. I ragazzi devono poi essere seguiti dalle persone competenti per risolvere il problema. Noi adulti abbiamo il compito e l&#8217;obbligo di salvarli dalle stupidaggini che commettono, senza ramanzine ma attraverso l&#8217;aiuto degli specialisti. Così facendo, potremmo evitare droga, suicidi e altri comportamenti a rischio. I giovani- conclude Castelbianco- sono molto più soli di quello che possiamo immaginare, hanno bisogno del nostro aiuto per garantirgli il futuro e dobbiamo assolverli dalle sciocchezze che fanno&#8221;.</p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/droga-terni-castelbianco-gli-adulti-devono-dare-una-via-duscita-ai-giovani/">Droga. Terni, Castelbianco: Gli adulti devono dare una via d&#8217;uscita ai giovani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Salute. In lockdown si sognava di più, ecco libro su &#8216;Sogni contagiati&#8217;</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-in-lockdown-si-sognava-di-piu-ecco-libro-su-sogni-contagiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 17:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ortofonologia.it/?p=6239</guid>

					<description><![CDATA[<p>Magda Di Renzo, psicoanalista junghiana e responsabile del servizio Terapie dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), presenta il libro 'Sogni contagiati. Il dialogo coscienza-inconscio ai tempi del Covid-19' (Edizioni Magi), curato insieme a Bruno Tagliacozzi, psicoanalista junghiano e coordinatore della Scuola  di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell'eta' evolutiva IdO-Mite di Roma</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-in-lockdown-si-sognava-di-piu-ecco-libro-su-sogni-contagiati/">Salute. In lockdown si sognava di più, ecco libro su &#8216;Sogni contagiati&#8217;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>Nei sogni degli italiani il Covid-19 si è travestito da ladro, bambola assassina, buio e incendio. Tema ricorrente in molte produzioni oniriche sono state le invasioni, lo scoppio di infezioni o abitazioni con finestre chiuse da cui era impossibile uscire. Ma un dato positivo c&#8217;è: durante il lockdown tutti hanno sognato di più. &#8220;Sia quelli che non erano soliti ricordare i loro sogni e che, invece, hanno iniziato farlo, sia quanti li ricordavano ma ne hanno prodotto una maggiore quantità. I sogni sono rimasti il nostro grande punto di riferimento, l&#8217;unica cosa che davvero non è cambiata e che ci ha permesso di gettare una luce diversa nel mondo interno delle persone. In linea di massima questo evento del collettivo ha permesso a ciascuno di noi di amplificare e vedere in modo più chiaro la propria problematica&#8221;. Così Magda Di Renzo, psicoanalista junghiana e responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), presenta il libro &#8216;Sogni contagiati. Il dialogo coscienza-inconscio ai tempi del Covid-19&#8242; (Edizioni Magi), curato insieme a Bruno Tagliacozzi, psicoanalista junghiano e coordinatore della Scuola  di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell&#8217;eta&#8217; evolutiva IdO-Mite di Roma.</p><p>Il coronavirus si è &#8220;presentificato come &#8216;un&#8217; Umbra Mundi&#8217;, citando Murray Stein, che effettivamente ci ha colpito e sovrastato- afferma Tagliacozzi- ma in questo senso ci ha dato anche la possibilità di trovare nuove strade di realizzazione e individuazione per i nostri pazienti&#8221;.</p><p>Per alcune persone, infatti, &#8220;la reclusione ha significato una sana introversione, un guardarsi dentro in altro modo. Abbiamo analizzato moltissimi sogni- continua Di Renzo- ma nel libro ne riportiamo solo alcuni perché non volevamo tanto vedere i contenuti che emergono, quanto capire in che modo fossero in relazione con la storia del singolo individuo. In tutti i sogni abbiamo trovato l&#8217;elemento dell&#8217;ansia esterna, ma questa ansia esterna ha permesso di vedere meglio la propria ansia interna. Per alcuni addirittura è stato un momento costruttivo. In molti sogni era presente una visione prospettica e costruttiva, si cominciava a immaginare il futuro. Un elemento estremamente importante quando si parla di contagio psichico&#8221;.</p><p>Il discorso del sogno come una &#8220;compensazione rispetto a situazioni consce critiche- aggiunge Tagliacozzi- così come la funzione prospettica del sogno, sottolineano la possibilità di intravedere nuove opportunità di realizzazione della propria individualità. Abbiamo lavorato su sogni che vengono da contesti analitici elaborati e amplificati all&#8217;interno del setting terapeutico, al quale abbiamo voluto dare un ulteriore commento. Non sono sogni generici, ma sogni che vengono proprio da un contesto lavorato ed elaborato&#8221;.</p><p>I due psicoanalisti, per spiegarsi meglio, distinguono nel libro le reazioni umane rispetto agli eventi che hanno un&#8217;origine naturale e ad accadimenti determinati da mano umana. &#8220;Quando l&#8217;uomo si pone contro la natura emergono, soprattutto a livello dell&#8217;inconscio collettivo, immagini archetipiche molto forti perché si tratta appunto di un&#8217;azione contro natura. Pensiamo alle catastrofi nucleari o alle guerre- afferma Tagliacozzi- sono disastri che mettono in discussione proprio la dimensione umana. Quando ci troviamo, invece, di fronte a fenomeni naturali come le infezioni virologiche o i terremoti, in realtà siamo di fronte a una situazione in cui è la natura che si pone contro l&#8217;umanità generando una crescita dell&#8217;individuo. In quest&#8217;ultimo caso, come abbiamo visto nei nostri &#8216;sogni contagiati&#8217;, la pandemia tende a determinare e provocare una reazione individuale relativa più a temi complessuali, a difficoltà che l&#8217;individuo vive e che in questo modo si sono espresse maggiormente a livello dell&#8217;inconscio personale&#8221;. In qualche modo, precisa Tagliacozzi, &#8220;questa situazione di particolare oppressione che veniva dall&#8217;esterno e di coercizione determinata dal lockdown, ha accelerato l&#8217;attivarsi di nuclei personali di problematicità che in alcuni casi richiedono tempi molto lunghi nel setting analitico. La presentificazione di temi così forti ne ha quindi aiutato l&#8217;elaborazione. Infine- sottolinea lo psicoanalista- questa visione compensatoria e prospettica dei sogni ci fanno ritornare a Jung&#8221;.</p><p>L&#8217;augurio è che questa capacità di sognare perduri. &#8220;Ciò che è accaduto in senso collettivo è stato essere costretti a rivedere quelle posizioni unilaterali della coscienza come efficientismo, che stavano profondamente condizionando il nostro vivere- sottolinea Di Renzo- e che determinavano tanto malessere. Il Coronavirus ha costretto tutti a rivedere tale posizione e ci auguriamo che ci siano nuovi paradigmi per affrontare la dimensione umana. Al di là della nostra formazione junghiana ci piace sottolineare una visione globale dell&#8217;individuo e considerare il sogno come un elemento altrettanto scientifico, perché basato su evidenze psichiche fondamentali che fanno parte della nostra umanità&#8221;.</p><p>Infine, un&#8217;ultima buona notizia: &#8220;L&#8217;evento catastrofico che viene dalla natura determina una sorta di solidarietà nel genere umano e provoca un livello traumatico assolutamente meno grave. Il fatto poi- conclude la psicoanalista- che i sogni abbiano così tanto aiutato a compensare, ci fa pensare che non necessariamente usciremo tutti traumatizzati da questa pandemia&#8221;.</p>					</div>
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		<title>Salute. L’osteopata: Intervenire sulle viscere per riequilibrare sistemi in disfunzione</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/salute-losteopata-intervenire-sulle-viscere-per-riequilibrare-sistemi-in-disfunzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 14:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pagliaro: la pancia può influire sulle emozioni, sullo stato di coscienza e sulla relazionalità dell’individuo. Se ne parlerà nel corso del nuovo appuntamento con i ‘venerdì culturali’ ido-fondazione mite previsto per il 10 luglio</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-losteopata-intervenire-sulle-viscere-per-riequilibrare-sistemi-in-disfunzione/">Salute. L’osteopata: Intervenire sulle viscere per riequilibrare sistemi in disfunzione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>“L’approccio osteopatico, con tecniche specifiche e anche molto varie, riequilibra i vari sistemi che possono essere in disfunzione. Ad esempio la pancia può influire sulle emozioni, sullo stato di coscienza e sulla relazionalità dell’individuo. Nel corso del &#8216;Venerdì culturale&#8217; parlerò di Osteopatia in campo viscerale andando a vedere qual è l&#8217;interesse di un trattamento osteopatico relativamente a questa sfera dell’organismo. I visceri, che riguardino il sistema gastrointestinale, pneumotoracico o endocrino, danno informazioni sia a livello locale che centrale&#8221;.  A dirlo è Roberto Pagliaro, osteopata, direttore dell’Osteopathic College di Trieste e dottore in Fisioterapia, introducendo gli argomenti che venerdì 10 luglio affronterà, nel corso del nuovo appuntamento promosso dalla Fondazione Mite in collaborazione con l&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) dal titolo &#8216;Osteopatia: il corpo nei disturbi sensoriali dell&#8217;età evolutiva&#8217;.</p><p>&#8220;Le informazioni che derivano dalla pancia, dal cuore, dal polmone e via dicendo influiscono sull’ omeostasi locale- continua Pagliaro- ma anche sui sistemi immunitario, neuroendocrino, comportamentale e relazionale dell&#8217;individuo. Parlando proprio dei bambini e parlando di autismo e di età evolutiva, una problematica viscerale può influire ad esempio sul sistema nervoso neurovegetativo e a sua volta questo si ripercuote sul cognitivo e anche sull’immunitario. Quindi c&#8217;è una relazione tra sistemi. C&#8217;è una casistica tra problematica di tipo autistico e problemi gastrointestinali di varia natura- spiega l&#8217;osteopata- certo devono essere fatti dei lavori supplementari da un punto di vista scientifico, ma è stato visto che una problematica di transito gastro-intestinale è altamente legata alla problematica di tipo neurologico- autistico-cognitivo. Non possiamo dire da dove cominci il problema- precisa- ma sicuramente l’encefalo è legato per via neurologica o per via endocrina o peptidica, diciamo da un punto di vista chimico e neurologico, alla pancia. Quindi, un lavoro di equilibrio anche alimentare o di riequilibrio neurovegetativo con l’approccio osteopatico, influisce sull’equilibrio cognitivo o emozionale del bambino e viceversa&#8221;.</p><p>Si potrebbe dire &#8220;che se viene fatto un buon lavoro dal punto di vista del riequilibrio psicologico- ricorda Pagliaro- sicuramente questo riequilibra anche il sistema nervoso neurovegetativo e a sua volta la pancia. C&#8217;è sempre un binomio, ogni professionista fa la sua parte. E’ ovvio che ogni individuo avrà una primarietà: per qualcuno sarà più importante l’approccio psico-emotivo, per qualcun altro alimentare, per qualcun altro ancora osteopatico, ma la verità è che il corpo è un tutt’uno e bisogna lavorare in equipe. L&#8217;osteopata può farlo tramite un approccio dal punto di vista viscerale”. E&#8217; una tendenza che si sta sviluppando negli ultimi anni. “L’osteopatia sta cambiando- sottolinea Pagliaro- alla base ci sono molte nuove cognizioni fisiologiche e fisiopatologiche. Oggi non è solo un insieme di tecniche manuali basate sulla conoscenza dell&#8217;anatomia senza un substrato fisiologico, ma ha nuovi sbocchi e finalmente può essere applicata anche a patologie o a problematiche più importanti come quelle neurologiche, viscerali o cardiopolmonari. Sebbene di base l’osteopatia non si adatti alla cura della patologia, ma è piuttosto la cura della persona e dell’organismo, adesso possiamo dire che la sua applicazione è cambiata e possiamo lavorare sia sulla prevenzione che sulla patologia”.</p><p>Di questo e altro si parlerà nel corso del Venerdì culturale in programma alle 21 sulla piattaforma Google Meet. Oltre a Roberto Pagliaro parteciperanno anche Andrea Manzotti, osteopata e fisioterapista, socio fondatore della scuola di osteopatia SOMA di Milano, fondatore dell’ambulatorio di osteopatia pediatrica e neonatale dell’ASST di Vimercate, lavora nel reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale dei Bambini ‘Vittore Buzzi’ di Milano; Giuseppe Denaro, chinesiologo e osteopata; e Maurizio Montoro, osteopata D.O. Coordineranno la tavola rotonda Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;IdO, e Alessandro Laurenti, osteopata docente dell’Osteopathic College di Trieste e della Scuola di Osteopatia Pediatrica CERDO, che da 15 anni lavorano insieme con i bambini con disturbi dello spettro autistico.</p><p>Per avere informazioni sulle modalità di partecipazione basta scrivere a <a href="mailto:scuolapsicoterapia@fondazionemite.org">scuolapsicoterapia@fondazionemite.org</a></p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/salute-losteopata-intervenire-sulle-viscere-per-riequilibrare-sistemi-in-disfunzione/">Salute. L’osteopata: Intervenire sulle viscere per riequilibrare sistemi in disfunzione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Castelbianco: Plusdotazione sia riconosciuta come capacità. Oggi viene diagnosticata come patologia</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/castelbianco-plusdotazione-sia-riconosciuta-come-capacita-oggi-viene-diagnosticata-come-patologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 13:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[convegno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), apre una riflessione su cosa dovrebbe essere fatto per i bambini con una capacità cognitiva eccezionalmente superiore alla media. Lo farà in occasione del convegno a Roma per celebrare i 50 anni di attività dell’IdO, in programma dal 15 al 18 aprile 2021</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/castelbianco-plusdotazione-sia-riconosciuta-come-capacita-oggi-viene-diagnosticata-come-patologia/">Castelbianco: Plusdotazione sia riconosciuta come capacità. Oggi viene diagnosticata come patologia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="6127" class="elementor elementor-6127" data-elementor-post-type="post">
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				<p>“La plusdotazione deve essere riconosciuta come competenza e capacità. Oggi i bambini con alto potenziale intellettivo vengono spesso diagnosticati con una patologia e questa è una cosa inaccettabile, che deve cambiare”. A dichiararlo è Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), pronto ad aprire una riflessione&nbsp;su cosa dovrebbe essere fatto per i bambini con una capacità cognitiva eccezionalmente superiore alla media. Lo farà in occasione del convegno a Roma per celebrare i 50 anni di attività dell’IdO, in programma dal 15 al 18 aprile 2021.</p>
<p>“Un bambino plusdotato- prosegue lo psicologo- può avere un programma di studi diverso, proprio per le sue doti naturali. Questo è un problema che la scuola deve affrontare e sa affrontare. Non possiamo avere dei bambini molto intelligenti che vengono diagnosticati come dislessici, oppositivi o con difficoltà di concentrazione e attenzione. Qualcuno parla quattro lingue e gli si dice che ha un disturbo del linguaggio. Dobbiamo rivedere questi errori- sottolinea l’esperto- e riportarli nel giusto quadro. Il bambino plusdotato ha le emozioni come gli altri bambini, ma possiede anche delle competenze in più. Queste competenze vanno messe a frutto, cosa fondamentalmente per lui.&nbsp; Ogni bambino deve poter lavorare con i propri strumenti e &#8211; conclude Castelbianco- deve poter crescere secondo la sua traiettoria personale”.</p>
<p>Informazioni, programma e approfondimenti sul convegno sono consultabili sulla pagina dedicata del sito internet&nbsp;<a href="http://www.ortofonologia.it/50-anni-ido/">http://www.ortofonologia.it/50-anni-ido/</a></p>
<p>La partecipazione al convegno è libera, l&#8217;iscrizione è gratuita ed è aperta a tutte le sessioni. Necessario inviare mail a&nbsp;<a href="mailto:iscrizioneconvegno@ortofonologia.it">iscrizioneconvegno@ortofonologia.it</a>&nbsp;indicando la sessione o le sessioni scelte.</p>
<p>A questo link il video dell&#8217;intervento di Castelbianco:&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=otsqqMXcikA">https://www.youtube.com/watch?v=otsqqMXcikA</a></p>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/castelbianco-plusdotazione-sia-riconosciuta-come-capacita-oggi-viene-diagnosticata-come-patologia/">Castelbianco: Plusdotazione sia riconosciuta come capacità. Oggi viene diagnosticata come patologia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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