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	<title>Comunicati stampa Archivi - Istituto di Ortofonologia</title>
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	<title>Comunicati stampa Archivi - Istituto di Ortofonologia</title>
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		<title>Come stanno i giovani? Castelbianco: Il rientro a scuola non è come avremmo voluto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 10:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Gli adulti non si rendono conto che i ragazzi devono poter essere vaccinati per tornare alla loro vita"</p>
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				<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Rientro dalle vacanze, nuovi propositi e ripartenze scolastiche. Come stanno adulti e giovani alle prese con questo settembre? &#8220;Gli adulti sono nervosi, depressi, hanno scatti di umore continui e i ragazzi non possono esserne immuni. Se stanno male gli adulti, perché dovrebbero stare bene i ragazzi?&#8221;. Non fa giri di parole Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva, che torna sul tema della scuola e delle responsabilità: &#8220;La possibilità di stare in classe insieme, di avere un buon rapporto con i professori e vivere la socialità sono aspetti fondamentali, ma il rientro dopo le vacanze non è come avremmo voluto che fosse. Siamo onesti: tutti dicono che si devono vaccinare i giovani e loro vogliono farlo- ricorda il terapeuta- ma poi assistono alle diatribe di adulti che si accaniscono contro l&#8217;obbligo invocando la libertà. Urlano la loro opinione e non si rendono nemmeno conto che i ragazzi devono poter essere vaccinati per tornare alla loro vita&#8221;.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Non deve essere facile mantenere la barra dritta e la testa sulle spalle se &#8220;da un lato li costringiamo a dubitare del vaccino e poi ci arrabbiamo quando organizzano un rave party da mille persone. Assistiamo ad una serie di comportamenti scorretti e sconnessi da parte degli adulti- ribadisce Castelbianco- che temono i vaccini ma non l&#8217;uso di sostanze stupefacenti. Le definiscono &#8216;ragazzate&#8217;, ma conosciamo perfettamente le conseguenze dell&#8217;uso delle droghe in età giovanile&#8221;.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Eppure sulle &#8220;famose pillole colorate non c&#8217;è la stessa alzata di scudi che si è levata nei confronti dei vaccini&#8221;. L&#8217;incoerenza e l&#8217;irresponsabilità degli adulti ha molte facce, secondo lo psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva. Una di queste è aprire il voto ai 16enni. &#8220;Non stupisce che i bambini di otto anni siano considerati grandi, loro si devono prendere la responsabilità se i genitori si separano, se cambiano casa e se qualcuno si ammala. Una delega di responsabilità davvero scorretta. Dare ora il voto ai 16enni- puntualizza lo psicoterapeuta- significherebbe interferire con la loro evoluzione, con la loro crescita. Affidare ai sedicenni la scelta di chi dovrà gestire la cosa pubblica e chi dovrà governare l&#8217;Italia è fuori luogo, è una delega sbagliata. Chi la sta raccogliendo spera forse di acquisire dei voti in più, ma certo non darà più consapevolezza a un 16enne dicendogli &#8216;Adesso voti&#8217;. Questa decisione potrebbe solo aumentare quel senso di onnipotenza ingiustificata nei giovani- aggiunge Castelbianco- è uno scarico di responsabilità fatto dagli adulti che non può essere giustificato. E poi diciamolo, quando i giovani si lamenteranno delle norme per loro restrittive, gli adulti potranno dire &#8216;Dì che ti lamenti, li hai votati tu&#8217;. Così la delega ai giovani di ogni responsabilità è totale&#8221;, conclude.</span></p>					</div>
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		<title>Terremoto. Evitamento e sfogo emozionale, così vivono la pandemia i ragazzi colpiti da sisma</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/terremoto-evitamento-e-sfogo-emozionale-cosi-vivono-la-pandemia-i-ragazzi-colpiti-da-sisma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Catia Valbonesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 10:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Renzo: bisogna garantire la scuola in presenza, costi quel che costi</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/terremoto-evitamento-e-sfogo-emozionale-cosi-vivono-la-pandemia-i-ragazzi-colpiti-da-sisma/">Terremoto. Evitamento e sfogo emozionale, così vivono la pandemia i ragazzi colpiti da sisma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>Colpiti da un terremoto che ha distrutto le loro case e le loro città, poi costretti dalla pandemia a rivoluzionare ancora una volta le proprie vite. Sono le ragazze e i ragazzi delle zone dei crateri dei terremoti di agosto e ottobre 2016, ma anche di Ischia, colpita dal sisma il 21 agosto<br>2017. Come hanno affrontato l&#8217;evento della pandemia questi giovani? Quali sentimenti e strategie di sopravvivenza hanno prevalso? Evitamento cognitivo, cioè evitare di pensare in modo realistico al problema; rivalutazione positiva, ossia ripensare e ristrutturare il problema in chiave positiva; ricerca di gratificazioni alternative e sfogo emozionale. Ecco le modalità messe in atto dai giovani, soprattutto le ragazze, per affrontare<br>il trauma della pandemia. Il dato emerge da un questionario che è stato somministrato dagli psicologi dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) a un campione di 1.367 ragazze e ragazzi di età compresa tra 10 e 21 anni.<br>Se da un lato per quasi un intervistato su quattro la propria condizione psicofisica è stato il più grande problema da affrontare, per un altro 17% ha pesato la necessità di modificare o annullare progetti importanti, con una conseguente forte inibizione dell&#8217;autodeterminazione e della spinta vitale tipiche dell&#8217;età adolescenziale. Per aiutare gli studenti ad affrontare sia il trauma del sisma che la pandemia, l&#8217;Istituto di Ortofonologia si è attivato per non far mancare il proprio supporto, prima di tutto psicologico, durante il lockdown, che ha acuito il senso di isolamento e abbandono di quei territori già martoriati. Il progetto &#8220;Conoscere il passato per ricostruire&#8221; non si è mai arrestato e anche nei mesi del confinamento ha garantito assistenza psicologica a studenti, docenti e genitori, oltre che laboratori teatrali e iniziative culturali. &#8220;Di fronte a un trauma si attivano meccanismi difensivi arcaici che portano a uno scollamento tra le esperienze e i contenuti emotivi- spiega la responsabile del servizio Terapie dell&#8217;IdO, Magda Di Renzo- per questo è necessario creare connessioni, aprire spazi di riflessione continui tra adulti e ragazzi, che veicolino informazioni, che fungano da contenitore stabile per valorizzare e far emergere le resilienze dei ragazzi&#8221;.<br>Il trauma da origine naturale (come un terremoto o una pandemia, ndr) &#8220;può attivare in genere una maggiore collaborazione tra tutti gli appartenenti alla comunità. Questa è una forza molto importante- commenta la psicoanalista junghiana- nei giorni scorsi ho ascoltato interviste rilasciate da sindaci e vicesindaci dei paesi più piccoli, si sente la forza di andare avanti perché- sottolinea la psicoterapeuta- in questo caso non<br>bisogna ricostruire relazioni umane ma luoghi&#8221;. <br>Tuttavia, anche la ricostruzione dei luoghi è dolorosa, constata Di Renzo, a causa di &#8220;tutti i ritardi che hanno attivato un senso di sfiducia nelle istituzioni. Ma- ribadisce- la cosa che mi ha molto colpito è che questa riattivazione degli aiuti ha riacceso la costruttività e la speranza&#8221;. Un luogo da ricostruire e garantire in particolare deve essere però &#8220;la scuola- sottolinea Di Renzo- È un appello da raccogliere, la scuola è uno dei luoghi della nostra cultura. Costi quel che costi, a qualunque condizione- esorta- i bambini e i ragazzi- devono avere la possibilità di una continuità culturale&#8221;.<br></p>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/terremoto-evitamento-e-sfogo-emozionale-cosi-vivono-la-pandemia-i-ragazzi-colpiti-da-sisma/">Terremoto. Evitamento e sfogo emozionale, così vivono la pandemia i ragazzi colpiti da sisma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Vaccino. Le voci dei giovani: facciamolo per tornare alla normalità</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/vaccino-le-voci-dei-giovani-facciamolo-per-tornare-alla-normalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Catia Valbonesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 09:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immunizzato quasi il 30% degli studenti dai 12 ai 19 anni </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/vaccino-le-voci-dei-giovani-facciamolo-per-tornare-alla-normalita/">Vaccino. Le voci dei giovani: facciamolo per tornare alla normalità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&#8220;Mi sono vaccinata con la prima dose e non vedo l&#8217;ora che arrivi il giorno della seconda. Appena abbiamo potuto, noi giovani siamo corsi a vaccinarci. Il Covid ci ha rubato la giovinezza, gli abbracci e la socialità. Adesso non vediamo l&#8217;ora di ritornare alla normalità&#8221;. Halima ha appena<br>compiuto 16 anni, frequenta il liceo &#8216;D&#8217;Oria&#8217; di Genova e fa parte del 49.53% dei giovani tra i 12 e i 19 anni che ha scelto di aderire alla campagna vaccinale. Ad oggi quasi il 30% dei giovani, secondo i dati del governo, è completamente immunizzato (il 28.16%), mentre circa il 20% ha ricevuto solo una dose. Giuseppe, 17 anni, studente del liceo &#8216;Galilei&#8217; di Catania, ha già avuto entrambe le dosi, come la maggior parte dei suoi<br>compagni di classe. &#8220;D&#8217;altronde facciamo lo scientifico- commenta all&#8217;agenzia di stampa Dire- non possiamo non credere nella scienza&#8221;. I giovani, quindi, hanno risposto in maniera compatta alla campagna vaccinale. &#8220;La risposta da parte degli studenti è stata repentina- osserva Daniele Conti, studente di Roma e membro dell&#8217;associazione Rete Studenti Medi- Il vaccino è uno strumento di tutela per gli altri e per noi stessi. Per questo appena è stata aperta la prenotazione alle nostre fasce d&#8217;età, abbiamo aderito tutti con entusiasmo, dimostrando grande responsabilità.<br>Vogliamo tornare a vivere, a frequentare le lezioni in presenza, e solo grazie al vaccino potremmo farlo in sicurezza&#8221;.<br>Non tutti i giovani, però, hanno potuto prendere questa decisione con serenità. Daniele racconta alla Dire che alcuni suoi coetanei sono andati a vaccinarsi anche se i genitori non erano d&#8217;accordo. &#8220;Conosco 18enni che si sono prenotati sebbene la famiglia gli implorava di non farlo. E immagino che ci siano anche molti minori che non riusciranno a vaccinarsi perché i genitori non sono d&#8217;accordo&#8221;. Per Tullia, studentessa di 19 anni, le giovani generazioni sono mediamente più informate e sanno orientarsi meglio nella moltitudine di messaggi trasmessi attraverso i social. &#8220;I giovani sono sempre stati accusati di essere untori e non rispettare le regole, ma i dati sulla vaccinazione dimostrano altro: la maggior parte di noi si è vaccinata o è intenzionata a farlo&#8221;, spiega la ragazza che ha già ricevuto entrambe le dosi di Pfizer.</p><p>&#8220;Qualche mia amica aveva dei dubbi, ma quando ha visto che quasi tutti i nostri coetanei si sono vaccinati, alla fine si è convinta- aggiunge Halima- bisogna&nbsp; vaccinarsi per ritornare alla normalità e per salvare noi stessi e le persone che ci circondano. Ma anche per riprendere la scuola<br>in presenza. La Dad ci ha rovinati, ora vogliamo ripartire&#8221;. Così i giovani, &#8220;anche questa volta, hanno dimostrato una capacità di comprensione e una chiarezza di intenti sulle vaccinazioni molto piu matura rispetto agli adulti- commenta Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva- vogliono vivere la vita in modo autonomo e personale&#8221;. <br>L&#8217;aspetto &#8220;incredibile riguarda la cosiddetta ribellione dei giovani a favore di una regola sociale e non contro le regole sociali- puntualizza il direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia- come invece fanno tanti adulti, e purtroppo anche alcuni professori, mettendo in discussione la vaccinazione&#8221;. È quindi emblematico, secondo lo psicoterapeuta, che siano proprio &#8220;i giovani a rivolgersi ad associazioni e tribunali per essere<br>confortati nel diritto ad usufruire della vaccinazione&#8221;. Una situazione che mette in luce due aspetti: &#8220;Da un lato una cattiva comunicazione, che ha agitato le acque senza dare una rotta da seguire; dall&#8217;altro una resistenza che gli adulti tendono a mostrare per la vaccinazione e che scompare quando i giovani si avvicinano alle sostanze- conclude Castelbianco- che di certo non fanno bene, eppure a volte vengono giustificate&#8221;.<br></p>					</div>
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		<title>Afghanistan. La psicologa: i soldati e il console baluardo contro il maschile misogino</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/afghanistan-la-psicologa-i-soldati-e-il-console-baluardo-contro-maschile-misogino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Catia Valbonesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 09:02:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bambini di Kabul vanno aiutati a fare tesoro del sacrificio delle madri​</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/afghanistan-la-psicologa-i-soldati-e-il-console-baluardo-contro-maschile-misogino/">Afghanistan. La psicologa: i soldati e il console baluardo contro il maschile misogino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>&nbsp;Hanno fatto il giro del mondo le immagini strazianti di madri afghane che si separano dai figli per affidarli ai soldati. O ancora l&#8217;istantanea de del funzionario consolare Tommaso Claudi mentre prende in braccio un bambino che piange, per aiutarlo a valicare la recinzione esterna della scalo di Kabul.<br>&#8220;Stiamo assistendo a una costellazione maschile che, in qualche modo, si sta contrapponendo a quel maschile distruttivo e violento, misogino e privo di rispetto per l&#8217;evoluzione dei bambini e delle donne. È come se questa situazione così drammatica ci stia costringendo a ripensare le posizioni assunte, per comprendere quanto le strategie messe in atto finora non siano sufficienti ad ammortizzare quella distruttività profonda<br>che veniva da quel tipo di maschile&#8221;. A riflettere con l&#8217;Agenzia Dire sulla valenza psicologica di queste immagini è la psicoanalista junghiana Magda Di Renzo, che aggiunge: &#8220;È importante comprendere che la situazione traumatica dei bambini afghani ha origine proprio in quella distruttività, che condizionerà poi tutto il loro processo evolutivo&#8221;. &nbsp;<br>Si è parlato tanto anche di &#8220;identificazione con l&#8217;aggressore e questa riflessione potrebbe spiegare perché tanti ragazzi crescendo si lasciano affascinare da quel tipo di regime &#8211; continua Di Renzo- perché è un modo di essere dalla parte dei forti, di non subire. Il grande trauma è proprio l&#8217;umiliazione, l&#8217;aver subito. Questi elementi dovranno essere tenuti in considerazione quando penseremo di voler fornire un aiuto a questi bambini- ricorda la responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO)- e non con quella superficiale idea che siccome siano scampati dal pericolo allora il problema è risolto, ma come l&#8217;inizio di una nuova costruzione&#8221;. Purtroppo, prosegue la psicoanalista, &#8220;i traumi che derivano dal danno umano sono profondamente più lesivi rispetto a quelli causati da catastrofi naturali, perché mettono in discussione la fiducia stessa nell&#8217;essere umano, che è la base fondante per la costruzione di una personalità&#8221;. In Afghanistan si è verificato tuttavia un doppio trauma: &#8220;Una violenza esterna perpetrata dal regime talebano che ha segnato la vita dei bambini, vedendo il terrore nelle madri e l&#8217;angoscia nei padri; una violenza interna traumatica, ovvero l&#8217;essere strappati dallecure materne. Sono elementi da non trascurare- puntualizza la specialista- perché questi bambini dovranno essere profondamente attenzionati&#8221;.<br></p>
<p>Si tratta di storie di abbandono. Come potranno essere contenute a livello psicologico? &#8220;Pensando alla saggezza salomonica della mamma che rinuncia al proprio bambino, dobbiamo sottolineare che queste madri hanno compiuto un atto di grande sacrificio in nome della continuazione della vita del bambino. Questo sacrificio il bambino non può capirlo subito, all&#8217;inizio sentirà solo l&#8217;abbandono, ma potrà essere valorizzato nel corso dell&#8217;aiuto che gli verrà offerto. Chi lo supporterà dovrà fargli cogliere la grande protezione che le madri hanno messo in atto per aiutarli&#8221;. Di Renzo cita una storia reale raccontata dalla giornalista Vittoria Iacovella nel suo libro &#8216;I rompiscatole&#8217;. &#8220;La storia a cui mi riferisco è quella di Sayed, il più piccolo di una famiglia con più fratelli, tutti arruolati dal regime talebano. La madre, per salvarlo, lo affida a un estraneo e da<br>quel momento il bambino undicenne si troverà ad affrontare terribili traversie con una rabbia profonda, inizialmente nei confronti della madre. Fortunatamente- fa notare la terapeuta- a un certo punto della sua vita Sayed incontrerà una persona che<br>gli farà comprendere il valore inestimabile del gesto compiuto dalla donna, tanto da riconciliarsi con lei e da portarlo a scegliere come professione quella di mediatore culturale. Il sacrificio profondo delle madri è un elemento che dovremo avere sempre ben presente quando aiuteremo i bambini che arriveranno in Italia- conclude la psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva, esperta nella gestione del trauma- perché sarà l&#8217;unico aggancio, l&#8217;unico elemento profondo rimasto per potersi nuovamente fidare del genere umano&#8221;.<br></p>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/afghanistan-la-psicologa-i-soldati-e-il-console-baluardo-contro-maschile-misogino/">Afghanistan. La psicologa: i soldati e il console baluardo contro il maschile misogino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Psicologia, la scuola IdO-Mite attiva progetti di ricerca e clinica</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/psicologia-la-scuola-ido-mite-attiva-progetti-di-ricerca-e-clinica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Catia Valbonesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da terapia online a ritiro sociale e atelier artistici. Aperte le iscrizioni</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/psicologia-la-scuola-ido-mite-attiva-progetti-di-ricerca-e-clinica/">Psicologia, la scuola IdO-Mite attiva progetti di ricerca e clinica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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			<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Da terapia online a ritiro sociale e atelier artistici. Aperte le iscrizioni</h5>		</div>
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				<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Ragionare in un&#8217;ottica di rete e di ricerca è uno degli obiettivi del corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell&#8217;età evolutiva della Fondazione MITE- Istituto di Ortofonologia (IdO), che ha promosso durante la pandemia numerose collaborazioni cliniche e di ricerca con altre Scuole e Società di psicoanalisi, ma non solo. &#8220;Abbiamo attivato, da oltre un anno un corso teorico-clinico, in collaborazione con la scuola di Ecobiopsicologia (Aneb) di Milano, in cui stiamo studiando il fenomeno della psicoterapia online. Un&#8217;altra collaborazione importante è con la Società di psicologia e arte, con la quale stiamo tentando di integrare e mettere in rete quelle esperienze cliniche in cui gli atelier artistici hanno avuto un peso fondamentale nell&#8217;iter terapeutico del bambino”. A sottolinearlo è Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;IdO e direttrice del Corso quadriennale MITE-IdO, che inaugurerà il nuovo anno a gennaio 2022 e per il quale si sono aperte le iscrizioni.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Gli allievi del corso partecipano, inoltre, al gruppo teorico-clinico dedicato al fenomeno del ritiro sociale giovanile, i cosiddetti ‘hikikomori’. “Il gruppo- spiega Di Renzo- ha approfondito la tematica dal punto di vista teorico, ma si è posto anche come una possibilità concreta di aiuto alle famiglie. Poiché è abbastanza difficile agganciare questi ragazzi, l&#8217;idea è stata di offrire ai genitori la partecipazione a questi gruppi per aiutarli a elaborare questo che vivevano con un grande fallimento. Metterle in relazione all’interno dei gruppi ha permesso in alcuni casi di ottenere già alcuni significativi cambiamenti in alcune situazioni”.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Per chi vuole lavorare con l&#8217;infanzia è dunque necessaria “una formazione di tipo psicodinamico, perché il bambino è l&#8217;insieme di tutte le componenti tra cui, primaria, quella psico-affettiva e affettivo-corporea attraverso la quale passano tutti i messaggi fondamentali dall’esterno. Quindi, se non riusciamo ad avere una visione a grandangolo, che ci consenta di capire qual è la condizione psico-affettiva del bambino, non riusciamo a capire se le sue carenze appartengono solo a un disturbo o sono anche conseguenza di carenze ambientali. Ogni bambino va considerato nella sua unicità ma anche all’interno della rete familiare e sociale che ne favorisce o ne condiziona l’evoluzione”.</span></p><p><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Nel corso dei 4 anni di formazione, gli allievi seguiranno un percorso di analisi personale della durata di 100 ore distribuite nel primo biennio, 200 ore di laboratori esperienziali e 600 di tirocinio; 1.000 ore di insegnamenti teorici. C&#8217;è poi la formazione clinica che parte già nel primo biennio con i ‘i Seminari di consultazione clinica’, nel corso dei quali un esperto psicoterapeuta inizierà a discutere i temi principali della gestione dei casi clinici che si svilupperanno, poi, nel lavoro di supervisione di gruppo del secondo biennio (50 ore al terzo anno e 50 ore nel quarto anno). Ogni anno sono inoltre previsti seminari e conferenze con ospiti italiani e internazionali. Le tappe di sviluppo del bambino, le teorie psicodinamiche, la dimensione simbolica e quindi la comprensione di un linguaggio che non sia solo concettuale ma anche immaginale, sono solo alcuni dei molti temi che saranno approfonditi del corso dei quattro anni. Al termine del quadriennio gli allievi, oltre a diventare psicoterapeuti, avranno anche conseguito tre patentini per l&#8217;uso professionale del Test psicodiagnostico di Wartegg, del Test sul Contagio Emotivo (TCE) e del Training Autogeno per gli adolescenti. Quest&#8217;ultimo considerato “uno strumento fondamentale”.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Qui è possibile trovare tutte le informazioni: <a href="http://www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/">www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/</a></span></p><div><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;"> </span></div>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/psicologia-la-scuola-ido-mite-attiva-progetti-di-ricerca-e-clinica/">Psicologia, la scuola IdO-Mite attiva progetti di ricerca e clinica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Di Renzo: Oggi più che mai servono psicologi che lavorino con i bambini piccoli</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/di-renzo-oggi-piu-che-mai-servono-psicologi-che-lavorano-con-i-bambini-piccoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 09:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Imprescindibile la formazione psicodinamica”. Aperte le iscrizioni al nuovo corso MITE-IdO</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/di-renzo-oggi-piu-che-mai-servono-psicologi-che-lavorano-con-i-bambini-piccoli/">Di Renzo: Oggi più che mai servono psicologi che lavorino con i bambini piccoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p><span style="color: #222222; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Aperte le iscrizioni per il <a href="http://www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/">Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell&#8217;età evolutiva</a> della Fondazione MITE che inaugurerà il nuovo anno a gennaio 2022. Un corso con l’obiettivo di formare psicologi dell’età evolutiva, figure che “al di là del campo strettamente terapeutico e riabilitativo, possono lavorare anche con bambini molto piccoli e di questo c’è molto bisogno, l’ambito è ampio”, spiega Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) e direttrice del Corso. “Fondamentale è la presenza dello psicologo dell’età evolutiva nelle scuole di ogni ordine e grado- precisa l’analista junghiana- sia come sostegno alla riflessione educativa sia come ascolto dei disagi dei ragazzi, rivelabili proprio all’interno della scuola. Nella nostra scuola diamo una grande importanza a questi aspetti e già al momento del tirocinio, gli allievi possono seguire i lavori che vengono fatti nei vari ambiti”.</span></p><p><span style="color: #222222; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Per chi vuole lavorare con l’infanzia “la formazione psicodinamica è imprescindibile- continua Di Renzo- perché il bambino è l’insieme di tutte le componenti tra cui, primaria, quella psico-affettiva e affettivo corporea attraverso la quale passano tutti i messaggi fondamentali dall’esterno. L’approccio psicodinamico non è necessario solo per lavorare con i bambini molto piccoli, ma perché queste aree condizionano profondamente tutti il corso dello sviluppo. Quindi- sottolinea la psicoterapeuta- se non riusciamo ad avere una visione a grandangolo, che ci consenta di capire qual è la condizione psico-affettiva del bambino, non riusciamo a capire se le sue carenze appartengono solo a un disturbo o sono anche conseguenza di carenze ambientali”.</span></p><p><span style="color: #222222; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Nel corso dei 4 anni di formazione, gli allievi del corso in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva seguiranno un percorso di analisi personale della durata di 100 ore distribuite nel primo biennio, 200 ore di laboratori esperienziali e 600 di tirocinio; 1.000 ore di insegnamenti teorici. C&#8217;è poi la formazione clinica che parte già nel primo biennio con i ‘i Seminari di consultazione clinica’, nel corso dei quali un esperto psicoterapeuta inizierà a discutere i temi principali della gestione dei casi clinici che si svilupperanno, poi, nel lavoro di supervisione di gruppo del secondo biennio (50 ore al terzo anno e 50 ore nel quarto anno). Ogni anno sono inoltre previsti seminari e conferenze con ospiti italiani e internazionali. Le tappe di sviluppo del bambino, le teorie psicodinamiche, la dimensione simbolica e quindi la comprensione di un linguaggio che non sia solo concettuale ma anche immaginale, sono solo alcuni dei molti temi che saranno approfonditi del corso dei quattro anni.</span></p><p><span style="color: #222222; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Al termine del quadriennio gli allievi, oltre a diventare psicoterapeuti, avranno anche conseguito tre patentini per l&#8217;uso professionale del Test psicodiagnostico di Wartegg, del Test sul Contagio Emotivo (TCE) e del Training Autogeno per gli adolescenti. Quest&#8217;ultimo considerato “uno strumento fondamentale”.</span></p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/di-renzo-oggi-piu-che-mai-servono-psicologi-che-lavorano-con-i-bambini-piccoli/">Di Renzo: Oggi più che mai servono psicologi che lavorino con i bambini piccoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Hikikomori, Di Renzo: Spesso sono ragazzi plusdotati e con particolari talenti</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/hikikomori-di-renzo-spesso-sono-ragazzi-plusdotati-e-con-particolari-talenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 09:48:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ortofonologia.it/?p=15513</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Importante sostenere le famiglie, per loro non esistono vacanze”. A settembre partono i nuovi gruppi IdO</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/hikikomori-di-renzo-spesso-sono-ragazzi-plusdotati-e-con-particolari-talenti/">Hikikomori, Di Renzo: Spesso sono ragazzi plusdotati e con particolari talenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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			<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">“Importante sostenere le famiglie, per loro non esistono vacanze”. A settembre partono i nuovi gruppi IdO</h5>		</div>
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				<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">“Una delle cose particolarmente interessanti che abbiamo constatato attraverso i gruppi di sostegno alle famiglie con figli hikikomori è l’alto livello di potenziale intellettivo di questi ragazzi. Grazie al nostro progetto ‘<a href="https://www.ortofonologia.it/ritirati-ma-non-troppo-un-aiuto-per-le-famiglie-degli-hikikomori/">Ritirati ma non troppo</a>’ siamo riusciti a valutarne online alcuni e quelli che abbiamo incontrato sono risultati tutti plusdotati”. A dirlo è la responsabile del servizio Terapia dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), Magda Di Renzo, che da oltre un anno promuove un progetto gratuito per aiutare le famiglie dei ragazzi hikikomori ad acquisire maggiore consapevolezza e una comprensione più profonda del senso di una scelta così radicale. </span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Evidenziare che i ragazzi in ritiro sociale rientrino spesso nell’ambito della plusdotazione “è estremamente importante per capire fino in fondo il fenomeno- spiega Di Renzo- Si tratta, infatti, di ragazzi che proprio per il loro funzionamento intellettivo possono incontrare particolari difficoltà a interfacciarsi con gli altri. La non comprensione in ambito scolastico e sociale può determinare poi tutto il resto”. In realtà, la psicoterapeuta precisa che “tutte le persone con una dotazione intellettiva un po’ sopra la media ne sono in parte consapevoli e in parte inconsapevoli. C’è sempre in loro la paura di scoprire se si ha o meno una plusdotazione e il verificare che non dovesse essere così potrebbe generare grande delusione. Alla base nei ragazzi hikikomori c’è, quindi, una grande preoccupazione di non essere adeguati”, spiega Di Renzo.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Come si palesa questa intelligenza? “Ognuno manifesta diversamente il proprio talento- precisa la psicoterapeuta- alcuni hanno una particolare capacità grafica che si esprime nel disegno, altri hanno una particolarissima capacità narrativa e scrivono storie, altri ancora hanno una particolare capacità informatica”. Di Renzo racconta ad esempio che uno dei ragazzi partecipanti al progetto, in ritiro da 5 anni, è riuscito a trovare lavoro tramite internet e ad essere assunto da una grande azienda. “Nel momento in cui questi talenti vengono valorizzati sono possibili tante cose”, sottolinea la responsabile del servizio Terapie IdO.</span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Nel percorso è, però, fondamentale l’appoggio alle famiglie. “E’ indispensabile sostenerle perché sono le famiglie stesse degli hikikomori che diventano a loro volta ritirate sociali-spiega Di Renzo- Ad esempio ora che tutti parlano di vacanze, in questi nuclei non si prende proprio in considerazione l’argomento &#8216;estate&#8217;. Si tratta di famiglie che per il senso di inadeguatezza e vergogna che provano finiscono per non frequentare più nessuno. Tanti genitori ci dicono che non sanno più che dire all’esterno, non sanno più che fare e sperimentano loro stessi il fallimento. Il nostro progetto ci ha permesso di verificare che il sostegno alle famiglie apre delle strade per poter agganciare i loro ragazzi e provare ad aiutarli”, conclude Di Renzo. </span></p><p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">A settembre l’IdO attiverà nuovi gruppi di sostegno, per informazioni è possibile consultare questo link <a href="https://www.ortofonologia.it/ritirati-ma-non-troppo-un-aiuto-per-le-famiglie-degli-hikikomori/">https://www.ortofonologia.it/ritirati-ma-non-troppo-un-aiuto-per-le-famiglie-degli-hikikomori/</a> e per le iscrizioni è possibile scrivere a pmldoria@gmail.com.</span></p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/hikikomori-di-renzo-spesso-sono-ragazzi-plusdotati-e-con-particolari-talenti/">Hikikomori, Di Renzo: Spesso sono ragazzi plusdotati e con particolari talenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Covid, Di Renzo: Con il lockdown più ritardi nello sviluppo dei bambini e disagi per i ragazzi</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/covid-di-renzo-con-il-lockdown-piu-ritardi-nello-sviluppo-dei-bambini-e-disagi-per-i-ragazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 11:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Lo psicologo è importante per comprendere il periodo”. Aperte le iscrizioni alla scuola MITE</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/covid-di-renzo-con-il-lockdown-piu-ritardi-nello-sviluppo-dei-bambini-e-disagi-per-i-ragazzi/">Covid, Di Renzo: Con il lockdown più ritardi nello sviluppo dei bambini e disagi per i ragazzi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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			<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">“Lo psicologo è importante per comprendere il periodo”. Aperte le iscrizioni alla scuola MITE</h5>		</div>
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				<p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">&#8220;Questo anno e mezzo di pandemia ha determinato dei rallentamenti nello sviluppo dei bambini. Ad esempio, abbiamo notato che i bimbi nati nel primo lockdown sono un po&#8217; indietro negli schemi posturo-motori, quelli che avevano due anni durante il confinamento sono un po&#8217; indietro sulle competenze sociali che avrebbero dovuto sviluppare. E ancora i bambini che ora hanno tre anni mostrano un ritardo nello sviluppo delle competenze linguistiche. Tutto questo è causato dalla carenza di socializzazione&#8221;. A spiegarlo è Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) e direttrice del <a href="http://www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/">Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell&#8217;età evolutiva della Fondazione MITE</a>, che inaugurerà il nuovo anno a gennaio 2022 e per il quale si sono aperte le iscrizioni.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">&#8220;Ma anche i bambini della scuola primaria, dell&#8217;età di latenza, hanno risentito di questa carenza- continua l&#8217;analista junghiana- e in loro più che notare ritardi, abbiamo notato delle notevoli difficoltà di concentrazione e in ambito comportamentale, ad esempio si sono attivati comportamenti di tipo ritualistico-ossessivo che sono quelle forme che consentono di gestire l&#8217;ansia&#8221;. Discorso più ampio ancora quello sugli adolescenti &#8220;perché ritengo siano stati i più penalizzati- sottolinea Di Renzo- sono stati derubati di un anno e mezzo della loro adolescenza. La mancanza del gruppo con cui identificarsi, le restrizioni hanno creato disagi molto forti che noi abbiamo potuto attenzionare non solo nelle stanze di terapia, ma anche in tutti i ragazzi con cui siamo rimasti in contatto attraverso gli sportelli online di sostegno psicologico nelle scuole&#8221;.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">In questo contesto particolarmente rilevante è la figura dello psicologo dell&#8217;età evolutiva. &#8220;In realtà è importante non solo oggi- precisa Di Renzo- ma se vogliamo contestualizzare ci troviamo in un momento in cui, senza previsioni catastrofiche, sarà necessario un aiuto per tutti i bambini e i ragazzi che si sono trovati ad affrontare in questo anno e mezzo un&#8217;esperienza davvero insolita. Ed è molto importante che ci sia qualcuno che possa comprendere questo disagio senza stigmatizzarlo subito come patologia&#8221;.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Il Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell&#8217;età evolutiva prevede 4 anni di formazione durante i quali gli allievi seguiranno un percorso di analisi personale della durata di 100 ore distribuite nel primo biennio, 200 ore di laboratori esperienziali e 600 di tirocinio; 1.000 ore di insegnamenti teorici. C&#8217;è poi la formazione clinica che parte già nel primo biennio con i &#8216;i Seminari di consultazione clinica&#8217;, nel corso dei quali un esperto psicoterapeuta inizierà a discutere i temi principali della gestione dei casi clinici che si svilupperanno, poi, nel lavoro di supervisione di gruppo del secondo biennio (50 ore al terzo anno e 50 ore nel quarto anno). Ogni anno sono inoltre previsti seminari e conferenze con ospiti italiani e internazionali.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Le tappe di sviluppo del bambino, le teorie psicodinamiche, la dimensione simbolica e quindi la comprensione di un linguaggio che non sia solo concettuale ma anche immaginale, sono solo alcuni dei molti temi che saranno approfonditi del corso dei quattro anni. Al termine del quadriennio gli allievi, oltre a diventare psicoterapeuti, avranno anche conseguito tre patentini per l&#8217;uso professionale del Test psicodiagnostico di Wartegg, del Test sul Contagio Emotivo (TCE) e del Training Autogeno per gli adolescenti. Quest&#8217;ultimo considerato &#8220;uno strumento fondamentale&#8221;.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Qui è possibile trovare tutte le informazioni: <a href="http://www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/">www.fondazionemite.org/scuola-psicoterapia/</a></span></p>					</div>
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		<title>Giovani. IdO: Con lo sportello scuola in 4 mesi 35.000 contatti</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/giovani-ido-con-lo-sportello-scuola-in-4-mesi-35-000-contatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2021 13:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ed è boom anche online. Adolescenti in pandemia si stanno spegnendo</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/giovani-ido-con-lo-sportello-scuola-in-4-mesi-35-000-contatti/">Giovani. IdO: Con lo sportello scuola in 4 mesi 35.000 contatti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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				<p>Trentacinquemila contatti allo sportello scuola da ottobre 2020 a febbraio 2021, 5.000 email al mese per circa 100.000 contatti per quello attivo online. Questi i numeri del supporto fornito dall&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) agli adolescenti nel solo ultimo anno, partendo dalla scuola fino alla dimensione web. Numeri che hanno una parola d&#8217;ordine: adolescenza. A fare il punto sul lavoro ormai cinquantennale di IdO, proprio in occasione del congresso con cui si celebrano i suoi 50 anni di impegno con bambini e ragazzi, sono Flavia Ferrazzoli, psicoterapeuta responsabile degli sportelli d&#8217;ascolto nelle scuole, e Valentina Bianchi, psicoterapeuta responsabile dei servizi di ascolto online.</p><p><strong>LO SPORTELLO SCOLASTICO &#8216;GIOVANI DOMANI&#8217;</strong> &#8211; Nelle scuole lo sportello di ascolto il cui progetto prende il nome di &#8216;Giovani Domani&#8217; &#8220;è aperto a tutti- illustra Ferrazzoli- dal personale A.t.a. ai genitori&#8221;, passando per i ragazzi, che vengono accolti &#8220;individualmente, ma anche a gruppi, per approfondirne le dinamiche relazionali&#8221;. Se alle secondarie lo sportello va per la migliore, alla scuola primaria &#8220;si predilige invece il lavoro in classe&#8221;, aggiunge l&#8217;esperta. L&#8217;equipe di psicoterapeuti che entrano negli istituti ha a cuore &#8220;l&#8217;interiorità dei ragazzi. Cerchiamo di sentirla e fargliela sentire&#8221; anche attraverso &#8220;laboratori teatrali e artistici, perché spesso in adolescenza non sempre si riesce ad esprimere le proprie emozioni, a sentirsi rappresentati&#8221;.</p><p>&#8216;Giovani Domani&#8217;, infatti, non è un progetto di intervento terapico ma di prevenzione. &#8220;Laddove ci si rende conto della necessità di un intervento più importante, avviene il rinvio alle strutture pubbliche&#8221;. A sconvolgere lo sportello scolastico IdO è stata poi la pandemia. Non tanto in termini di fruizione del servizio, che ha continuato ad agire in digitale, quanto piuttosto sotto il profilo tematico. </p><p>Le istanze degli adolescenti, infatti, sono, a detta di Ferrazzoli, profondamente cambiate dalla fase prepandemica. Se un anno fa al centro delle preoccupazioni dei giovani c&#8217;erano &#8220;i conflitti con i genitori, le relazioni coi coetanei, gli abusi e le violenze&#8221;, con la pandemia si è assistito a &#8220;un ampliamento del conflitto genitoriale- aggiunge l&#8217;esperta- Sappiamo, difatti, che evolutivamente un adolescente si trova a fare i conti con la rabbia, la ribellione e i vissuti depressivi. In adolescenza i ragazzi buttano giù dall&#8217;Olimpo i genitori e spesso lo fanno anche in maniera irruenta&#8221;. Al contempo, si è vista scomparire &#8220;la relazione tra pari, perché la dimensione sociale è andata via via svanendo&#8221;. È &#8220;aumentata l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia&#8221; ha preso il sopravvento assieme &#8220;al senso di abbandono e di solitudine&#8221;.</p><p>Tra i campanelli d&#8217;allarme più complessi, inoltre, la testimonianza dello sportello scolastico sottolinea &#8220;il ritiro sociale e l&#8217;autolesionismo&#8221;. I ragazzi, a detta della psicoterapeuta, &#8220;hanno pagato un prezzo davvero grande con decreti che da sempre li hanno un po&#8217; ignorati. È venuta a mancare la relazione umana&#8221;, anche sotto il profilo del docente, si è andato a sgretolare &#8220;il contatto con il ragazzo che ormai fatica ad accendere lo schermo&#8221;. Il quadro dipinto da Ferrazzoli è quello di &#8220;una società in crisi, con genitori esausti&#8221; e docenti altrettanto &#8220;esausti&#8221;.</p><p>Cosa accade allora agli adolescenti in tutto questo? &#8220;Stanno vivendo come monadi isolate, condividono prospettive negative e si stanno pian piano spegnendo&#8221;. La sintomatologia varia, ma spesso è quella legata a comportamenti autolesivi: &#8220;Onicofagia, tricotillomania, cutting, ideazione suicidaria e rabbia&#8221;. Il cutting, puntualizza, &#8220;è un atto compulsivo con effetto liberatorio per i ragazzi&#8221;, perché &#8220;il dolore fisico è più sopportabile di quello psicologico e si tende a controllare l&#8217;oggetto esterno per non concentrarsi sulla realtà interna&#8221;, ben più sofferente. La ferita, il cutting, &#8220;è perciò un rifugio provvisorio da una dimensione incastrata&#8221;.</p><p>Occorre &#8220;empatizzare con loro e cercare di andar oltre l&#8217;apprendimento, perché se non c&#8217;è serenità e equilibrio i ragazzi sono in forte difficoltà con lo studio&#8221;. Ancora, chiosa: &#8220;È essenziale insegnare a gestire le emozioni negative, riducendone l&#8217;intensità, perché l&#8217;incontro con l&#8217;ombra, nel momento in cui li priviamo di una pensabilità futuristica, prende il sopravvento&#8221;. È necessario allora incentivarli a &#8220;sviluppare attività creative, orientarsi a esperienze e nuove attività gradevoli, i contenuti si recuperano- incalza l&#8217;esperta- con il ritorno a scuola occorre prediligere gli aspetti umani e psicologici&#8221;.</p><p><strong>LO SPORTELLO ONLINE</strong> &#8211; Il servizio online di IdO ha una lunga storia, &#8220;nasce nel 2006, ancor prima degli smartphone, del cyberbullismo e ovviamente della pandemia&#8221;, continua Valentina Bianchi, responsabile degli sportelli online. Come specialisti, &#8220;siamo sempre partiti dal presupposto che non siano i bambini e i ragazzi a dover venire nei nostri luoghi, ma viceversa. In alcuni casi i ragazzi scrivono una volta sola, quindi con quella risposta ci giochiamo tutto, parola per parola&#8221;. Lo sportello online ha diverse declinazioni e il primo dei progetti che lo vide attivo dal 2006 e&#8217; stato &#8216;Chiedilo agli esperti&#8217;, &#8220;dove un&#8217;equipe multidisciplinare di medici, psicologici e ginecologi rispondevano alle domande dei ragazzi&#8221;.</p><p>Fin dagli esordi, a colpire i professionisti è un dato insidacabile: &#8220;Il 70% delle domande che arrivavano riguardavano la sessualità&#8221;, a conferma della &#8220;sorprendente carenza informativa dei ragazzi sul tema&#8221;, che continuamente &#8220;cercano risposte&#8221;. Nota criticamente Bianchi: &#8220;In quasi tutti i paesi dell&#8217;Unione europea l&#8217;educazione sessuale è una materia scolastica&#8221;.</p><p>A questo e per questo, è seguita poi la rubrica &#8216;Se so è meglio&#8217;, che approfondisce proprio &#8220;i temi della sessualità con contenuti multimediali, immagini e video poiché i ragazzi non si soffermano su un articolo per più di qualche minuto&#8221;.  </p><p>Alla domanda cosa si chiedono i ragazzi e le ragazze di tutta Italia che si rivolgono allo sportello, l&#8217;esperta enumera: &#8220;Il 21,5% delle domande sono sui metodi contraccettivi, il 13% sul ciclo mestruale, il 9,1% sul petting e l&#8217;8,5% sulla contraccezione di emergenza&#8221;. E c&#8217;è poi il concepimento, i dubbi sul liquido pre-seminale e sullo spotting&#8221;.</p><p>In pandemia si sono aggiunti allo sportello due nuovi servizi: &#8216;Lontani ma vicini&#8217;, per il sostegno durante l&#8217;emergenza sanitaria con circa 4.500 richieste al mese tra chiamate, whatsapp ed email; e &#8216;IdO con Voi&#8217;, sportello online più specialistico, rivolto a famiglie e docenti di bambini con disabilità o bisogni terapeutici ed educativi speciali. L&#8217;online, conclude Bianchi, rappresenta &#8220;un grande valore aggiunto&#8221; perché permette di &#8220;intercettare i ragazzi nei loro ruoli, dando continuità, trattando argomenti&#8221; che offline si sarebbe scelto di non trattare e &#8220;dando coraggio ai più timorosi&#8221;. Infine, non da ultimo, la dimensione digitale permette agli specialisti &#8220;di stare in relazione con i giovani laddove altrimenti non sarebbe  possibile&#8221;, basti pensare ai più recenti fenomeni da &#8220;troppa connessione&#8221; come il &#8216;Fear of missing Out (FoMO, ndr)&#8217;, il &#8216;vamping&#8217; (ragazzi che rimangono spesso svegli fino all&#8217;alba), fino al più complesso ambito del ritiro sociale degli hikikomori. Per tutte le informazioni e per accedere allo sportello, è possibile consultare il portale diregiovani.it.</p><p> </p>					</div>
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		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/giovani-ido-con-lo-sportello-scuola-in-4-mesi-35-000-contatti/">Giovani. IdO: Con lo sportello scuola in 4 mesi 35.000 contatti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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		<title>Scuola. Plusdotazione, ragazzo gifted: Intelligenza è essere se stessi</title>
		<link>https://www.ortofonologia.it/scuola-plusdotazione-ragazzo-gifted-intelligenza-e-essere-se-stessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuela Boggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2021 12:44:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia uno per classe. Da IdO kit a 700 scuole per individuazione precoce</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it/scuola-plusdotazione-ragazzo-gifted-intelligenza-e-essere-se-stessi/">Scuola. Plusdotazione, ragazzo gifted: Intelligenza è essere se stessi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ortofonologia.it">Istituto di Ortofonologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="13490" class="elementor elementor-13490" data-elementor-post-type="post">
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			<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">In Italia uno per classe. Da IdO kit a 700 scuole per individuazione precoce</h5>		</div>
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				<p>&#8220;L&#8217;intelligenza è essere se stessi&#8221;. Definisce così la sua plusdotazione un ragazzo gifted ed è su questo che l&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) punta la sua attenzione: &#8220;Far capire che al di là del funzionamento, è importante che ogni individuo plusdotato si sintonizzi con se stesso e con tutto ciò che ruota intorno al suo Quoziente Intellettivo (QI)&#8221;. Per Laura Sartori, psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva e coordinatrice del progetto Gifted dell&#8217;IdO, c&#8217;è ancora molto da fare nell&#8217;ambito della plusdotazione. La terapeuta lo ribadisce al <a href="https://www.ortofonologia.it/diretta-del-convegno-50-anni-ido-dallesperienza-alle-proposte/">convegno in diretta streaming</a>, che celebra i 50 anni di attività dell&#8217;Istituto e totalizza 22.000 visualizzazioni nei primi tre giorni.</p><p>Come il concetto di intelligenza, anche quello di plusdotazione è in continua ridefinizione, ma quando i gifted raccontano cosa sia per loro l&#8217;intelligenza, &#8220;riescono a farci capire la loro velocità, questo affollamento di pensieri divergenti o, potremmo dire, arborescenti. Hanno una capacità di processare le informazioni che genera tutta una serie di risposte, idee e associazioni alternative decisamente superiore a quelle prodotte da un soggetto con un QI nella media. Vivono in un mare di possibilità e di elementi creativi e originali- spiega la specialista- che a volte, però, può creare anche un affaticamento e una dispersione all&#8217;interno del loro divergere del pensiero&#8221;. Verosimilmente, sottolinea il neuropsichiatra infantile dell&#8217;IdO Davide Trapolino, &#8220;la plusdotazione ospita in qualche modo il germe di un genio dentro quello del plusdotato. Ma il genio per definizione coglie ciò che gli altri non riescono a cogliere. Questo dono sembra essere bilanciato da un rischio costante di non aderire esattamente al cosiddetto senso comune. Quindi- precisa il neuropsichiatra- vedere le cose diversamente dall&#8217;altro non è soltanto un dono, può diventare una dannazione che amplia lo scarto tra me e la realtà trasformandosi in una difficoltà di ordine relazionale&#8221;.</p><p>A livello epidemiologico i dati sono noti. Se si considerano i soggetti che hanno un QI maggiore o uguale a 130 si parla di circa il 2,5% della popolazione, mentre quelli che hanno un alto potenziale cognitivo con QI superiore a 120 sono circa il 5-6% della popolazione. Statisticamente si tratta di uno studente per classe. </p><p>&#8220;L&#8217;individuazione precoce- aggiunge Sartori- è fondamentale per dare il prima possibile a questi adolescenti e bambini l&#8217;opportunità di sintonizzarsi realmente con il loro funzionamento, comprenderlo, dargli un nome, descriverlo e consentire agli adulti che ruotano intorno a loro &#8211; nei contesti familiare, scolastico ed extra scolastico – di capire il perché di determinati comportamenti, risposte e anche di alcune sovrainvestimenti negli aspetti emotivi&#8221;.</p><p>Successivamente, nei casi in cui sia presente una doppia eccezionalità, l&#8217;inquadramento diagnostico non si dovrà fermare &#8220;all&#8217;etichettamento del sintomo- puntualizza Trapolino- ma deve interpretarlo come un compromesso, un&#8217;espressione sintomatologica che racconta un modo di stare al mondo e una difficoltà. Ovviamente quello che ci guida è la compromissione del funzionamento qualora il giovane gifted si presentasse alla nostra osservazione con una difficoltà, che merita un ascolto ed eventualmente la costruzione intorno a lui di un percorso terapeutico&#8221;.</p><p>Prima ancora della diagnosi, quindi, c&#8217;è l&#8217;individuazione precoce. Un processo in cui sono due gli attori fondamentali: gli specialisti e il personale scolastico. &#8220;La scuola arriva prima degli specialisti nel processo di osservazione- ricorda Sartori- gli insegnanti, che devono essere informati e formati sull&#8217;argomento, hanno a disposizione delle schede di osservazione che permettono di individuare degli indicatori e degli elementi che possono rientrare in un quadro di plusdotazione, avviando poi una verifica da parte dello specialista&#8221;. In questo senso, e da oltre dieci anni, l&#8217;Istituto di Ortofonologia ha iniziato il suo lavoro nelle scuole incontrando gli insegnanti: ha inviato a 700 scuole con cui collabora il kit per facilitare l&#8217;individuazione del gifted. &#8220;Abbiamo standardizzato il primo strumento in Italia di osservazione nel contesto scolastico ad utilizzo dei docenti, la scheda Gates-2 per l&#8217;individuazione di questi primi possibili segnali di alto funzionamento cognitivo&#8221;, fa sapere Sartori. Un forte impegno l&#8217;IdO lo ha destinato anche alla &#8220;formazione degli specialisti, lavorando con diverse scuole di specializzazione per psicoterapeuti dell&#8217;età evolutiva così da evitare le mis-diagnosi: il confondere alcuni comportamenti correlati all&#8217;alto potenziale cognitivo con dei disturbi veri e propri&#8221;.</p><p>Infine, in ambito valutativo e clinico, l&#8217;IdO ha sviluppato &#8220;un protocollo di valutazione specifico per l&#8217;alto potenziale che va oltre la misurazione del QI. L&#8217;obiettivo e&#8217; comprendere tutti gli aspetti emotivi e relazionali, conoscere il contesto familiare, scolastico e il rapporto del gifted con i pari. In ultimo, quando la plusdotazione è contemporaneamente presente a un reale disturbo (doppia eccezionalità), abbiamo attivato una serie di protocolli specifici di intervento, supporto e terapia con operatori adeguatamente formati&#8221;.</p><p>Ormai la letteratura scientifica ha fatto passi enormi, tanto da definire differenti tipologie cliniche di minori con plusdotazione. &#8220;Un esempio da non sottovalutare è il sottotipo gifted dell&#8217;underachievement- continua Trapolino- cioè il soggetto che non riesce a esprimere a pieno il proprio potenziale. Anzi nelle sue manifestazioni comportamentali, nella sua espressività sintomatologica, non pone prima di tutto la propria intelligenza ma il proprio disadattamento. In questo caso vi è probabilmente uno scollamento fra l&#8217;ideale, le aspettative (anche quelle familiari) e la sua capacità di ottenere risultati, che può esitare in condotte disfunzionali di tipo ansioso depressivo, o in disturbi comportamentali più conclamati. Allo stesso modo può esservi un soggetto- chiosa il neuropsichiatra- che ha un altissimo rendimento scolastico ed è a rischio di ritiro sociale, non trovando da un punto di vista della socializzazione un linguaggio comune col proprio coetaneo&#8221;. Trapolino parla chiaramente: &#8220;Non ci interessa solo intercettare il disagio, ma l&#8217;esperienza soggettiva che il plusdotato fa del disagio. E la domanda è: &#8216;Esiste una peculiare modalità per questi soggetti di vivere il disagio adolescenziale?&#8217; I meccanismi di difesa, lo sviluppo della personalità, le capacità di regolazione emotiva di base, i compiti evolutivi tipici dell&#8217;età, vengono affrontati da un&#8217;altra prospettiva? Sono tutte domande aperte e ovviamente non abbiamo risposte definite. Speriamo, tuttavia, che il nostro lavoro, prima di tutto clinico, possa contribuire ad ampliare la conoscenza su questi soggetti&#8221;.</p>					</div>
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