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Prospettive d’arte dell’IdO, una galleria virtuale al quadrato

Le sue opere sono talismani che ci avvicinano a più realtà differenti

“In questi giorni di distanziamento sociale siamo tutti un po’ obbligati ad utilizzare dei modi a volte inusuali di comunicazione reciproca. Il filosofo Martin
Heidegger dice che l’essere umano e’ volonta’ e rappresentazione.
Poiche’ le opere d’arte sono di per se’ una rappresentazione della realta’ – e quindi in parte sono una realta’ virtuale che rimanda a un’altra realta’ di cui sono una testimonianza – possiamo dire che ‘Prospettive d’arte’ e’ allora una galleria virtuale al quadrato: una galleria virtuale di opere d’arte”. È  questo il primo commento a caldo di Roberto Boccalon, psichiatra e presidente dell’Associazione internazionale di Arte e Psicologia (Iaap), sulla mostra virtuale promossa dall’Istituto Di Ortofonologia (IdO). E’ un percorso artistico strutturato con quattro gallerie differenti, realizzate grazie alla collaborazione con il laboratorio romano ‘Ultrablu”, l’associazione siciliana ‘l’Oasi di Torretta Onlus’, il ‘Centro Municipale Sao Goncalo’ e la ‘Casa das Palmeiras’ a Rio DeJaneiro. La mostra e’ accessibile al link: www.ortofonologia.it/prospettive-arte/

“In questo periodo di chiusura ‘Prospettive d’arte’ ci permette di aprire al massimo una riflessione sulla tematica del disagio e della disabilita’ in rapporto all’arte. L’esperienza di Ultrablu ha permesso, infatti, di rompere alcuni schemi sull’arte outsider (non accademica)- spiega lo psichiatra- anche se tutta la grande arte normalmente nasce come outsider, perche’ riesce ad essere un qualcosa di innovativo rispetto agli schemi, allargando l’orizzonte della produzione creativa. Ultrablu ha rotto questo schema presentandosi come uno spazio di co-working fra ‘diversamente’ artisti (i normotipici e i normoatipici)”. Osservando i disegni dell’atelier romano si passa” dell’iper-realismo degli autobus della Capitale alle parate nella Tosca di Puccini. Poi c’e’ la tematica delle nature morte, interpretate in maniera estremamente rigorosa. Trasversale ai vari gruppi ci sono, inoltre, le figure mostruose che ci aiutano ad esorcizzare l’emergenza di emozioni terrifiche, portandole sulla tela. Rappresentare quello che fa paura- rimarca Boccalon- e’ il modo per non renderlo piu’ infandum, indicibile. A volte quello che non puo’ essere ancora detto puo’ essere dipinto”.
Freud sostiene che l’artista e’ colui che, “in preda a struggenti desideri, riesce a realizzare un oggetto che ha gli stessi effetti della realta’. La potenza dell’artista- prosegue Boccalon- nasce proprio dalla necessita’ di mettere ordine tra i suoi oggetti interni, per organizzare il prodotto estetico cosi’ da permettere anche ad altri di avvicinarsi ai suoi vissuti terrifici. L’artista e’ in presa diretta con le sue parti ombra, che non conosce consapevolmente ma ha la possibilita’ di Interpretarle e tradurle attraverso l’opera d’arte. Una volta che ha prodotto l’opera, sara’ poi compito dei critici cercare cosa ci sia dentro di essa. L’artista in questo senso e’ un educatore- spiega lo psichiatra- nel senso di ‘educere’: tira fuori quello che e’ in ombra e ci crea qualcosa che diventa nutrimento per tutti gli altri”.
L’arte outsider nasce in contesti diversi da quelli della tradizionale produzione artistica, ad esempio quella prodotta dai soggetti con stigma psichiatrico. “La psicanalisi solo recentemente ha ridefinito i confini dell’inconscio- ricorda il presidente Iaap- prima lo considerava come quel luogo dove si
trovano le esperienze rimosse da un trauma, come se fossero state archiviate come file da ripristinare nella cartella ‘cestino’ diun Pc. Le neuroscienze hanno dimostrato che esistono, invece, una quantita’ di esperienze mentali che non hanno mai avuto una rappresentazione di tipo narrativo, e che quindi non e’ possibile riferirle in parole ma solo attraverso la traduzione musicale, grafico-pittorica o la danza. È un’aria di inconscio non rimosso
di cui il soggetto non e’ consapevole, ma a cui solo le arti possono accedere”. In questo senso l’arte outsider da’ il via ad una co-educazione: permette al soggetto di poter rappresentare il suo mondo interno e alle persone attorno a lui di conoscerlo. Nasce cosi’ un dialogo.
“Questa iniziativa dell’IdO rappresenta il senso stesso della produzione estetica- evidenzia lo psichiatra- ci permette di liberarci da concezione estremamente restrittive dell’essere umano. In passato queste produzioni erano ghettizzate con l’etichetta ‘arte dei disabili’, ‘arte psicopatologica’, come se si trattasse di una operazione di tipo diagnostico. Come se la produzione estetica fosse una modalita’ tecnica per il terapeuta di fare una diagnosi. La stessa psicoanalisi aveva l’illusione di poter analizzare a distanza gli artisti, studiando le loro opere con uno sguardo interpretativo e un po’ intrusivo della
psicologia rispetto all’arte”. Boccalon capovolge questa posizione: “Mi piace vedere in che modo le arti riescono a dire qualcosa alla psicologia. Non e’ la psicologia che interpreta le arti e gli artisti, ma l’arte stessa che ci ridisegna degli scenari, delle mappe della soggettivita’ umana a cui gli addetti ai lavori non erano vicini. La vera arte, indipendentemente dalla tipologia clinica, sociologica o anagrafica dell’artista, ci dice qualcosa di molto significativo su chi siamo. Ci parla dell’essere umano in quanto tale”. Viaggiando come un turista tra le quattro gallerie virtuali, lo psichiatra si dice molto colpito dal lavoro del gruppo siciliano. “All’interno delle loro opere ci sono fondamentalmente due tematiche: il cuore e il sole. Si assiste ad un uso di colori molto vivaci, pennellate larghe, tracce molto decise. Si incrociano traiettorie individuali, collettive e ambientali imprescindibili nella riflessione che ci sta accompagnando in questi giorni di quarantena”. Dal Brasile, invece, arriva tutto il lavoro di Nise da Silveira. La prima donna medico del Sudamerica e la prima psicoanalista. “Una junghiana naturale, che ha conosciuto Jung quando era gia’ formata- sottolinea Boccalon- un incontro che diede conferma alle sue intuizioni. All’interno di un ospedale psichiatrico la psicoanalista ha cominciato a utilizzare il codice delle arti grafico-pittoriche, ma anche la musica, la danza, e a documentare e raccogliere i prodotti dei pazienti intesi come prodotti artistici. Le opere del Centro Municipale Sao Goncalo, d’altro canto, si caratterizzano per essere piu’ minimaliste, con un uso piu’ parco del colore. Ci sono disegni in bianco e nero, tratteggiati con la matita, che riescono a rendere i contrasti e a rivelarci dei segreti inesplorati, e altre opere, invece, dominate dal giallo. Possiamo considerare le opere esposte dall’IdO come dei talismani che ci permettono di avvicinarci a della realta’ singole e collettive- conclude Boccalon- alle nostre ombre interne, perche’ il processo di crescita non ha mai fine finche’ siamo sotto al cielo.

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