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Pandemia. Di Renzo: Dobbiamo preparare i bambini a un rientro graduale

La responsabile del servizio Terapie IdO apre una riflessione sulle conseguenze della fase 1 e sulla ripresa delle attività nella fase 2

“In tutta la popolazione ci sono state delle manifestazioni di disagio. Nei bambini, in particolare, questi disagi hanno riguardato le condotte di base traducendosi in disturbi della regolazione del sonno o dell’alimentazione”. Parte da questa considerazione Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), per aprire una riflessione su come abbiano reagito i bambini alla quarantena. “Molti hanno iniziato a strutturare dei rituali- sottolinea la psicoterapeuta – perché il rituale è un comportamento che si mette in atto quando dobbiamo far fronte a un’ansia.  E nel periodo del lockdown, non potendo esprimere tutte le loro energie, i bambini hanno utilizzato i rituali per scaricare l’eccesso di tensione”.

Ospite di ‘Anime in quarantena’, la rubrica in programma ogni lunedì sulla pagina facebook di eDuki, la psicoterapeuta tira le somme sulla fase 1 dell’emergenza Covid-19, con un focus, in particolare, sul lavoro che l’équipe dell’IdO è riuscita a mettere in campo nel periodo del lockdown. “L’Istituto ha attivato, fin dai primi giorni, un servizio di sostegno a distanza per le famiglie perché, soprattutto per quanto riguarda i bambini con disturbi dello spettro autistico, eravamo preoccupati dalle conseguenze che potesse portare questa separazione forzata. E’ fondamentale, infatti, la continuità che può essere data anche dal vedere il terapeuta attraverso lo schermo”. E i risultati non sono mancati. “Ci ha sorpreso- continua Di Renzo – il fatto di non aver constatato particolari peggioramenti. Dopo un mese di lockdown abbiamo fatto una ricerca per capire quali differenze di comportamento si fossero verificate. E’ venuto fuori che, salvo l’aumento della frequenza di alcuni comportamenti rituali, non c’era stato nessun particolare peggioramento. Ma la cosa molto interessante è che nel 30 % dei casi abbiamo addirittura potuto verificare dei miglioramenti.  Per esempio l’aumento di gesti comunicativi, o della presenza di alcune parole, il miglioramento nel gioco simbolico e per i bambini con fratelli il miglioramento nella relazione di gioco.  Un risultato che chiama in campo molti fattori- evidenzia Di Renzo – per alcuni bambini è stato importante ritrovarsi in famiglia senza troppi stimoli esterni, rallentare i ritmi, condividere con i genitori molto più tempo di quanto facessero prima. I miglioramenti sono legati anche al tipo di lavoro che si stava facendo con il terapeuta prima del lockdown e che, nel periodo di quarantena, è stato possibile riproporre nel contesto naturale che è quello della famiglia”.

Ora, che ci avviamo verso la probabile riapertura delle scuole a settembre, inizia una nuova fase, quella in cui bambini e ragazzi devono riadattarsi alle ‘vecchie’ abitudini. “Il momento della ripresa è molto difficile- continua Di Renzo – torniamo in un mondo che non può ricominciare come prima ma che non sappiamo come ricomincerà. Dobbiamo preparare i bambini a un rientro graduale e dobbiamo preparaci anche noi adulti, genitori e insegnanti. Bisogna aiutare i bambini a uscire, a stare insieme a qualcuno, seppur con tutte le precauzioni del caso, perché non si può pensare che tutto avvenga improvvisamente ad agosto, quando si andrà in vacanza, o a settembre. Gli insegnanti, dal canto loro, possono farsi vedere online, l’importante è che venga tenuta in vita la comunicazione”. Perché il punto di cui la psicoterapeuta ribadisce l’importanza è quello della continuità. “E’ certo che, in qualche modo tutti abbiamo vissuto un trauma collettivo, ma dove ci sono delle buone resilienze, dove si è potuto stare accanto ai bambini, io sono abbastanza tranquilla che non si struttureranno situazioni traumatiche”, conclude la psicoterapeuta.

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