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Melodia: Stati dissociativi spesso confusi con disattenzione o assenza

Da gennaio 2021 corso IdO-VJA per riconoscerli e curarli

“Gli stati dissociativi spesso non vengono riconosciuti” perché “possono manifestarsi anche attraverso sintomi lievi, come delle disattenzioni, delle incapacità di concentrazione. Molte delle sintomatologie ipercinetiche, dell’attenzione e della concentrazione hanno almeno una con-causalità di tipo dissociativo post-traumatico. Possono anche manifestarsi con dei quadri simili all’epilessia infantile che vengono mal interpretati come ‘assenze’, con una temporanea sospensione delle funzioni cognitive, o come disturbi dell’apprendimento secondari, perché simili a questi ma più sfumati, o come disturbi oppositivi, per cui il bambino adotta costantemente una difesa aggressiva, sviluppando una relazione di lotta con gli adulti a casa e a scuola”. A tratteggiare le caratteristiche degli stati dissociativi nei bambini e, opportunamente adattate, nell’età adulta, è Carlo Melodia, psichiatra e coordinatore del corso dedicato a ‘Riconoscimento e cura degli stati dissociativi nei traumi precoci’, promosso dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) e dall’associazione Viaggi Junghiani Analitici (VJA), che prenderà il via a gennaio 2021 in modalità virtuale e in presenza.

Il quadro degli stati dissociativi, spiega Melodia, “è tanto polimorfo che, fino a 20 anni fa circa, non c’era una teoria di psicologia del profondo della dissociazione causata da trauma. Nei primi tempi della psicanalisi- ricorda lo psicoanalista junghiano- fu supposta da Freud, in collaborazione con il suo mentore Breuer, una relazione tra disturbi psichici e il trauma, considerato esclusivamente o prevalentemente come abuso sessuale e questo ha limitato molto l’accettabilità della teoria traumatica nella visione psicodinamica. Jung- prosegue lo psichiatra- ha cominciato a parlare di autonomizzazione dei complessi e di dissociazione in termini più ampi, non legati a una specifica causa traumatica, ma estendibile a tutte le componenti della personalità, costituite in complessi. Ci sono volute alcune decine d’anni per arrivare alla teoria di Kalsched, nel ’96, sul ‘sistema di auto-cura archetipico’ che si è sviluppata da allora in un nuovo filone di ricerca clinica. Filone che sta confermando nella clinica psicoterapica quel modello attraverso un approccio specifico che favorisce il riconoscimento e la cura degli stati dissociativi”.

Passando alle caratteristiche degli stati dissociativi negli adulti, Carlo Melodia chiarisce che “possono avere presentazioni polimorfe che mimano per esempio il disturbo bipolare, o con sintomi depressivi o, ancora, con quadri comportamentali complessi tipici dei disturbi di personalità. Ma soprattutto- sottolinea l’esperto- si manifestano attraverso due sintomi specifici. Uno è il ‘freezing’, il congelamento, che avviene quando ci sono stimoli, più o meno grandi, che in qualche modo riaccendono l’esperienza traumatica. In quel caso il paziente mostra una sorta di congelamento psico-emotivo che dà la sensazione che sia emotivamente assente, mentre soggettivamente vive lo spostamento in un mondo diverso, quando addirittura non ha un vero e proprio ‘flashback’ traumatico, in cui rivive le immagini e le percezioni che hanno caratterizzato il trauma. Quello che è visibile sul piano psicopatologico è un’alterazione dello stato di coscienza. Un’altra caratterizzazione sintomatologica è il ‘numbling’- spiega ancora Melodia- uno stato confusionale di obnubilamento con riduzione dello stato di coscienza’. Una manifestazione che vediamo negli adulti con uno stato dissociativo, prosegue lo psichiatra, ‘frequente e normale nei bambini, è la ‘fantasticheria’, il rifugiarsi in un mondo parallelo interiore in cui la persona crea un proprio avatar che vive al posto suo, in questo mondo immaginario in una storia parallela. È un’attività mentale, spontanea che- sottolinea Melodia- ha la funzione di staccare il soggetto dalle esperienze frustranti della realtà creando una vita magari più appagante, in cui il ruolo e la funzione della persona è più soddisfacente e meno frustrata di quella nel mondo reale esterno”.

Ma quali sono i traumi che possono provocare questi stati dissociativi? “Le traumatizzazioni precoci- illustra l’esperto- sono connesse con molte situazioni disfunzionali familiari e sociali che attraverso maltrattamenti, abusi e ogni forma di frustrazione dei bisogni primari, producono la traumatizzazione. A volte, più raramente, sono conseguenza di tragedie naturali o socio-politiche, come le guerre e le deportazioni. I traumi precoci- precisa lo psichiatra- proprio perché la psiche nelle sue fasi evolutive iniziali è estremamente delicata e fragile, più di quanto noi adulti riusciamo a immaginare, in una dimensione estrema di dipendenza come quella della prima infanzia, possono essere provocati da stimoli estremamente contenuti, ma disfunzionali, che si protraggono e si accumulano. È come se- chiarisce- andassero a consolidare stati di infelicità e frustrazione profonda che alla fine determinano, come un veleno somministrato a dosi piccole, ma tossiche, una scissione tra diverse parti della personalità: è una reazione estrema che tenta di ridurre gli aspetti psicologicamente mortali dell’esperienza traumatica. Non si tratta per forza di eventi di grande portata -ribadisce- bastano risposte inadeguate o le difficoltà delle figure di riferimento ad amare e a sintonizzarsi quindi sui bisogni autentici dei bambini”.

Entrando nel dettaglio degli obiettivi, Melodia pone in evidenza come il corso, preparato e pensato da anni, nasca “anche per l’incremento spaventoso di situazioni traumatiche che abbiamo già cominciato a vedere con condizioni che, oggi che siamo ancora nel pieno della pandemia, sono ancora da trattare nelle loro manifestazioni più drammatiche. Ma ce ne sono molte che sono destinate a incrementarsi nei prossimi mesi. Questi stati dissociativi al momento si manifestano con attacchi di aggressività ingiustificata, così esagerata da far pensare che ci sia un carico eccessivo rispetto al rischio reale di un certo evento. Pensiamo, ad esempio, ai litigi tra le persone per l’uso errato o mancato della mascherina”.

Il corso è destinato a tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari che si occupano di bambini e adulti che, spiega il docente, “mostrano aspetti che psichicamente sono polimorfi, cioè non hanno una condizione diagnostica chiara, che negli ultimi anni sono sempre più stati identificati come stati dissociativi”. Il corso è articolato in due annualità. “Al primo anno- illustra lo psichiatra- vengono ammessi tutti gli operatori interessati, perché è finalizzato al riconoscimento di questo specifico tipo di disagio psichico che risponde positivamente a un approccio multidisciplinare, nel quale siano coinvolte varie figure: fisioterapisti, psicomotricisti, assistenti sociali, psico-pedagoghi, medici generali e psicologi non specialisti. Tutte professionalità che prendono in carico le diverse funzioni scisse dei pazienti per integrarle”. Il primo anno del corso è aperto anche “agli operatori sanitari che abbiano già una formazione psichiatrica e psicoterapica interessati a una ripresa della propria formazione con degli studi di psicologia, psicopatologia e neuropsichiatria infantile in fase evolutiva, alla luce dalla teoria dissociativa post traumatica. Ovviamente- aggiunge Melodia- il corso è indirizzato anche a operatori che si occupano di adulti che mostrano sintomi riconducibili a una possibile traumatizzazione evolutiva. Una seconda annualità- prosegue- è invece dedicata esclusivamente agli psicoterapeuti e agli psichiatri, perché avrà soprattutto una funzione legata alle specificità terapeutiche della cura. Nel primo anno cercheremo, con tutti i docenti, che sono persone esperte, di dare una buona capacità di riconoscere i disturbi dissociativi. Nel secondo anno, gli altri operatori potranno in parte essere introdotti ad alcuni seminari, soprattutto perché- conclude Melodia- pensiamo alla necessità di terapie integrate”.