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Lo psicologo a supporto delle scuole nelle situazioni di emergenza

di Francesca Zaza - psicologa, psicoterapeuta dell’età evolutiva, IdO – Latina

Articolo pubblicato sul numero monografico di Babele dedicato al Covid-19

“Ho trovato questo corso molto utile e interessante per insegnanti e studenti, vorrei ringraziare psicologi e neuropsichiatri per il loro supporto»… «Ho trovato questo corso molto interessante e formativo; l’ho trovato di fondamentale importanza in occasioni come quelle che stiamo vivendo in questi giorni. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo corso”… “Vorrei ringraziare tantissimo di questo corso. L’ho trovato interessante, chiaro nell’esposizione e molto utile perché fornisce risposte ai problemi che si verificano nell’arco della vita e non solo in questo periodo. Ancora grazie”… “Un corso necessario, grazie”

Quelli appena riportati sono solo alcuni dei numerosissimi feedback ricevuti dai docenti che hanno partecipato a uno dei corsi di formazione a distanza attivati dall’Istituto di Ortofonologia per fornire supporto alle scuole in seguito all’emer- «Abituate a prenderci cura dello spazio psichico di ascolto, ora aiutiamo i ragazzi a prendersi cura della loro casa interiore» genza legata alla diffusione del Covid-19 nel nostro Paese. Un evento che ha imposto la chiusura degli istituti scolastici di ogni ordine e grado e la necessaria conseguente attivazione di metodologie didattiche alternative a quella tradizionale, prima tra tutte la didattica a distanza. Una rivoluzione nel modo di fare scuola e di intendere il processo di insegnamento-apprendimento che da un giorno all’altro ha stravolto le abitudini di docenti, studenti e famiglie, generando in molti casi fisiologiche risposte di preoccupazione e ansia, che sono andate, sovrapponendosi a quelle già prodotte dalla condizione di emergenza sanitaria che ha coinvolto l’intero Paese.

Nonostante la scuola si sia sin da subito prontamente attivata per garantire agli studenti la continuità didattica necessaria a mantenere vivo un senso di progettualità, nonostante l’incertezza sul futuro generata da tali eventi, i docenti si sono subito resi conto delle interferenze che tali cambiamenti avrebbero potuto produrre sul benessere dei propri studenti, sulla loro partecipazione alle attività scolastiche, sulla relazione educativa e, non ultima, sull’alleanza scuola-famiglia. Per questo, mentre si adoperavano per rendere possibile sul piano operativo-logistico, non senza difficoltà, la prosecuzione delle attività scolastiche, molti hanno iniziato a contattarci sia attraverso i servizi online gratuiti attivati dall’Istituto di Ortofonologia, sia tramite i canali con cui da lungo tempo siamo in contatto con loro, oggi come prima dell’emergenza, chiedendo di poter ricevere risposte in merito ai propri bisogni, dubbi, domande e attivando quella rete di supporto sulla quale, in molti casi dopo anni di collaborazione, sanno di poter contare. 

L’IdO, infatti, da sempre lavora a fianco delle scuole di ogni ordine e grado, occupandosi, tra le altre cose, di fornire loro supporto nel momento in cui vengono colpite da eventi difficili e traumatici, come il sisma che ha devastato L’Aquila nel 2009, l’attentato di Brindisi nel 2012, il terremoto che ha coinvolto Amatrice e il centro Italia nel 2016 e il crollo del ponte a Genova nel 2018. Oltre a questi interventi l’Istituto di Ortofonologia da anni si occupa di svolgere negli istituti scolastici progetti che si pongono l’obiettivo di prevenire e contrastare fenomeni come la violenza e l’abuso sui minori, favorendo l’integrazione e il benessere degli studenti nei contesti più disagiati. Tali interventi, per lo più ascrivibili all’area della prevenzione primaria così come definita dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno visto nella scuola e negli insegnanti il canale primario attraverso il quale è stato possibile raggiungere e supportare centinaia di giovani studenti. Un canale consolidato soprattutto in seguito al progetto sperimentale svolto a L’Aquila per contrastare gli effetti del trauma tramite la scuola.

Il protocollo di aiuto proposto dall’IdO in quell’occasione, infatti, ha permesso di restituire valore al contributo, già di per sé innegabile, che la scuola può dare alla crescita e al benessere dei minori, anche e soprattutto lì dove essi sono coinvolti, più o meno direttamente, in eventi traumatici. Un contributo fondamentale che si integra e non si sostituisce né si sovrappone a quello offerto dalle altre agenzie educative, la famiglia in primis, dalla rete di supporto territoriale e dai professionisti sanitari. Grazie all’esperienza svolta nell’arco di questi anni abbiamo potuto toccare con mano le risorse e le energie di cui i docenti dispongono e la sinergia che può attivarsi grazie alla loro collaborazione. Allo stesso modo conosciamo, in quanto riferiti direttamente dagli stessi docenti, i vissuti di solitudine che essi possono sperimentare quando si trovano a dover far fronte con le sole, per quanto significative, competenze educative e didattiche che hanno a disposizione, a situazioni nelle quali è loro richiesta una funzione spesso prevalentemente pedagogica, unita a elevate competenze relazionali. Per questo oggi, così come nel corso di questi anni, l’intervento di supporto fornito alle scuole è stato prevalentemente finalizzato ad:

ACCOGLIERE le richieste provenienti da docenti, studenti e famiglie, fornendo risposte ai loro dubbi e alle loro domande e promuovendo l’attivazione, quando possibile, delle risorse insite nei relativi contesti di appartenenza;

INFORMARE i docenti in merito alle dinamiche e ai vissuti che possono attivarsi negli individui nel momento in cui si ritrovano a doversi confrontare con situazioni di cambiamento o di emergenza, con particolare attenzione alla specificità che può caratterizzare l’espressione del disagio in età evolutiva;

INDICARE quando e a chi rivolgersi in caso di necessità, favorendo il raccordo e la collaborazione tra professionisti e servizi offerti dal territorio;

SOSTENERE le competenze socio-emotive dei docenti e l’elaborazione di strategie adattive necessarie a far fronte all’emergenza, favorendo in loro l’attivazione di un processo di resilienza;

VALORIZZARE le potenzialità e le risorse della scuola, facendo lo sforzo di comprendere in che modo le conoscenze specialistiche possano essere tradotte in strumenti e buone prassi utili ai docenti per rispondere con maggior consapevolezza alle domande di senso poste dai giovani.

Quali sono gli strumenti attraverso i quali i docenti possono assolvere la propria funzione pedagogica, oltre che didattica, promuovendo il benessere dei giovani e favorendo in loro la capacità di attribuire un significato congruo agli eventi, oltre che l’attivazione di risposte adattive e resilienti di fronte alle avversità?

Lavorando in situazioni di emergenza sappiamo bene come esse richiedano spesso l’attivazione di una notevole mole di risorse per rispondere a un altrettanto importante quantità di bisogni e necessità. L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 è emblematica in tal senso. In una condizione come quella attuale, infatti, i docenti stessi, così come gli adulti in generale, devono poter essere supportati nell’indentificare, riconoscere e comprendere le naturali, quanto legittime, reazioni emotive provocate dai cambiamenti in atto, così da poter essere per i giovani mediatori di benessere, oltre che facilitatori dei processi di apprendimento. Solo in questo modo potranno continuare ad assolvere quella necessaria funzione di scaffolding (Bruner, Wood, Ross, 1976) che li rende guide e alleati nel percorso di crescita degli studenti, continuando a stimolare in loro l’opportunità e il desiderio di imparare ad apprendere anche dalle situazioni difficili. Il ruolo dello psicologo che interviene a supporto delle scuole nelle situazioni di emergenza è quindi principalmente quello di creare le condizioni per consentire ai docenti di proseguire la loro azione educativo-didattica nonostante tutto, riducendo il rischio che siano essi stessi travolti dai vissuti emotivi che fisiologicamente si attivano a confronto con eventi difficili e traumatici o che, al contrario, siano portati inconsapevolmente a negarli, nel tentativo di difendersene. In riferimento a questo ricordiamo quanto suggeriva Jung:

[…] il buon esempio, è il metodo didattico migliore… Sarebbe diverso se a scuola si trattasse solo di trasmettere meccanicamente ai bambini la materia di insegnamento. Ma questo è, a dir tanto, metà del significato della scuola… Il compito di questa educazione è di introdurre il bambino nel più vasto mondo esterno (1923).

In questo modo l’autore anticipava di molto quanto enunciato dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione emanate dal MIUR, lì dove sottolineano come:

[…] la scuola è perciò investita da una domanda che comprende, insieme, l’apprendimento e «il saper stare al mondo». E per potere assolvere al meglio alle sue funzioni istituzionali, la scuola è da tempo chiamata a occuparsi anche di altre delicate dimensioni dell’educazione. […] La scuola affianca al compito «dell’insegnare ad apprendere» quello «dell’insegnare a essere» (Miur, 2012).

Lavorare per consentire ai docenti di proseguire la propria funzione educativa, nonostante le enormi difficoltà generate dalla condizione di emergenza attuale, costituisce quindi un vero e proprio investimento: sui giovani e sul futuro. La scuola, infatti, soprattutto nei momenti di emergenza, rappresenta per gli studenti il luogo dal quale ripartire per costruire il proprio domani. Ma quali sono gli strumenti attraverso i quali i docenti possono assolvere la propria funzione pedagogica, oltre che didattica, promuovendo il benessere dei giovani e favorendo in loro la capacità di attribuire un significato congruo agli eventi, oltre che l’attivazione di risposte adattive e resilienti di fronte alle avversità? Gli strumenti a disposizione dei docenti non possono che essere strumenti caratteristici della scuola.

La narrazione, i racconti, le storie di resilienza, le forme di espressione artistiche, il disegno, la pittura, l’espressione musicale, la creatività, il pensiero simbolico, il piacere legato alla scoperta, la pianificazione e l’organizzazione di spazi, tempi e attività in relazione al raggiungimento di obiettivi a breve, medio e lungo termine. Sono tanti i riscontri che quotidianamente riceviamo dai docenti in relazione alle iniziative già attivate in questo senso per far fronte alle difficoltà vissute nell’arco di queste difficili settimane. Tali risorse, infatti, se attivate in maniera consapevole, consentono da una parte agli insegnanti di rimanere fedeli alla propria identità professionale e alle proprie competenze, dall’altra di costruire quell’impalcatura necessaria per stimolare nei giovani il raggiungimento di obiettivi fondamentali tanto per l’apprendimento quanto per la crescita e lo sviluppo, preservando al tempo stesso la progettualità e la curiosità necessarie a mantenere un atteggiamento di interesse e apertura nei confronti del futuro.

 

Bibliografia

Bruner J.S., Wood D., Ross G., The role of tutoring in problem solving, «Journal of Child Psychology and Psychiatry», vol. 17, Oxford, Pergamon Press, 1976, pp. 89-100.

Jung C.G. (1923), «Sviluppo ed educazione del bambino», in Opere, vol. XVII, Torino, Boringhieri, 1991.

MIUR, Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione, in Annali della Pubblica Istruzione, Firenze, Le Monnier, 2012.

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