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LA NASCITA DEL SIMBOLISMO NELLA TERAPIA DIADICA CON IL BAMBINO AUTISTICO

11/12 Gennaio 2014

I genitori che si rapportano al figlio autistico non dispongono di normali strumenti relazionali poiché il bambino ha uno sviluppo atipico, con la conseguente difficoltà ad attivare la responsività materna e paterna. Per questo motivo i genitori devono essere aiutati a trovare le modalità giuste per entrare in relazione con il figlio, e quanto più precocemente questo avviene tanto più il bambino sarà in grado di utilizzare le potenzialità cognitive di cui dispone. È questo il messaggio che l’Istituto di Ortofonologia (IdO) ha lanciato in occasione della conferenza internazionale su ‘La nascita del simbolismo nella terapia diadica con il bambino autistico’, promossa a Roma in collaborazione con il Milman center di Haifa (Israele). Una due giorni di confronti e dibattiti tra  specialisti e psicoterapeuti italiani e israeliani promossa l’11 e 12 gennaio a Roma presso l’Aula magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena.
LA TERAPIA DIADICA – La terapia diadica proposta dal Milman Center di Haifa indaga le relazioni primarie, ovvero mira a lavorare prima sul rapporto tra il singolo genitore e il figlio autistico e poi sull’aspetto cognitivo. La conferenza punta infatti l’attenzione sul come l’organizzazione cognitiva sia intrinsecamente connessa alla dimensione affettiva.
DUE ISTITUTI DIVERSI CON UGUALI OBIETTIVI- I due istituti hanno le stesse finalità nel lavoro sull’autismo – disturbo complesso su cui la ricerca scientifica deve essere pluridisciplinare – ma adoperano approcci differenti. L’IdO, oltre al lavoro con i genitori, adotta una terapia incentrata sull’interazione corporea, grazie alla quale il terapeuta può consentire al bambino autistico l’accesso al mondo esterno, permettendogli di dare forma al potenziale intellettivo altrimenti inesprimibile. Questo approccio favorisce l’attenzione congiunta e mette in moto nel piccolo quel processo di simbolizzazione della capacità cognitiva che nasce dalla dimensione affettiva. Si lavora affinché sia il bambino a mettere in moto la propria cognizione, evitando di dargli concetti già pronti dall’esterno. Deve essere il piccolo ad arrivare a una sua concettualizzazione per sviluppare quei meccanismi di generalizzazione che sono alla base di qualunque espansione cognitiva. Questo perché se i bambini con autismo imparano qualcosa per addestramento non l’avranno interiorizzata e non saranno poi in grado di generalizzarla.

L’Istituto di Ortofonologia e il Milman Center verificano dati e interventi in modo incrociato, impostando osservazioni comuni e valutando la possibile efficacia delle terapie attraverso uno scambio di strumenti di valutazione. La conferenza internazionale è stata quindi l’occasione per mettere a confronto due modi diversi di operare nell’autismo, volti entrambi ad integrare il pensiero psicodinamico con un orientamento evolutivo, al fine di migliorare e rendere più efficaci gli interventi clinici rivolti ai bambini con autismo e alle loro famiglie.

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