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Coronavirus. Castelbianco: nel rientro al lavoro adulti ossessionati dal virus

Il direttore dell'IdO analizza lo scenario della 'Fase due': nei rapporti comanda assenza empatia e si parla solo di Covid

Distanziamento, obbligo di indossare i dispositivi di sicurezza, contatti limitati allo stretto necessario. Con l’inizio della cosiddetta ‘Fase due’ della pandemia, e’ questo lo scenario che si e’ trovato ad affrontare chi e’ tornato al lavoro. “Le regole che ci hanno dato da seguire, in difesa dal Coronavirus, hanno portato a comportamenti molto piu’ rigidi, piu’ seri, piu’ distanti. Comanda nel collettivo un’assenza di empatia a cui molti adulti reagiscono male”. Ad analizzare l’attuale scenario e’ Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).

“All’iniziale voglia di uscire di casa, di avere scambi, si e’ affiancata la consapevolezza che l’ambiente di lavoro non e’ piu’ quello di prima, i rapporti non sono piu’ come prima- continua lo psicoterapeuta- Molti adulti sono diventati ossessivi per quanto riguarda il concetto di ‘come difendersi da’. È come se questa fosse l’unica cosa da poter condividere. Sempre a distanza”. Uno scenario che “non aiuta nessuno- sottolinea Castelbianco- ma anzi rende le persone deboli, vulnerabili e ripetitive”.

Una situazione, secondo l’esperto, messa in evidenza dal fatto che le persone “non hanno capacita’ di cambiare discorso, dicono sempre le stesse cose, non si integrano con gli altri, parlano solo della gravita’ piu’ o meno forte del virus o di come vengono adottati i dispositivi di sicurezza. Quindi- conclude lo psicoterapeuta- non e’ un parlare per tornare alla vita, ma e’ un parlare per se stessi, non sapendo cos’altro dire”.

22/05/2020

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