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Bullismo, lo psicologo: Bambini e giovani sono arrabbiati

Castelbianco (IdO): E' fenomeno sociale, gli adulti siano presenti

Roma, 19 mar. – “In Italia ci muoviamo in una modalita’ diagnostica descrittiva, che prevede una verifica dei problemi che emergono ma raramente risale alle cause da cui originano. Se parliamo di cyberbullismo puntiamo il dito su internet, se citiamo il bullismo a scuola allora pensiamo a quello che si fa in classe. Questa e’ una condotta miope, se non capiamo da dove nasce la violenza difficilmente potremo procedere. Finiamo solo per metterci sopra una toppa”. Parla chiaro Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia(IdO) e psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva, audito in commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza questa mattina in merito all’indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo.

Il lavoro dell’IdO con le scuole e’ pluridecennale. Da questo bagaglio esperienziale emerge che lo stesso termine bullismo “non inquadra piu’ la realta’. E’ una parola che impedisce di affrontare il problema. Se pensiamo al bullo- continua Castelbianco- ci riferiamo al prepotente che esercita la sua forza. È uno stereotipo. L’aggressivita’ oggi e’ presente nei bambini molto piccoli e nel tempo, se non viene gestita, si sviluppa e diventa violenza. Prima ero chiamato per andare nelle scuole superiori, adesso vado nelle materne e nei nidi. Ho avuto la fortuna di aver insegnato per 13 anni a 600 assistenti di nido e scuola materna ogni anno- racconta il direttore dell’IdO- e confermo che nelle materne le assistenti hanno bambini che, anche di ottimo livello sociale, danno calci e morsi. Com’e’ possibile?- chiede lo psicologo- Con il Comune di Roma svolgemmo nei nidi comunali il progetto ‘Mancano gli abbracci’. I nostri operatori, che assistevano i pediatri, insegnarono il massaggio pediatrico agli educatori per favorire un contatto corporeo istituzionale con i bambini. Erano delle coccole e hanno abbassato l’aggressivita’ dei bambini. Il risultato fu che tutti i comportamenti inaccettabili sparirono. L’anno seguente- ricorda lo psicoterapeuta- i bambini che avevano partecipato al progetto erano molto piu’ sereni e sorridenti rispetto a quanti non vi avessero preso parte. Di questo dobbiamo parlare, se continuiamo a nominare tale fenomeno solo come bullismo diamo un’immagine singolare, riferita ad una persona, a un fenomeno che invece riguarda un problema sociale”.

Da un lato ci sono i bambini che crescono assumendo una violenza che poi successivamente si trovano a far emergere- precisa Castelbianco durante l’audizione in commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza- dall’altro c’e’ un modello sociale dominato dalla logica che chi e’ piu’ forte abbia anche ragione. Crescendo questi bambini capiscono che per essere forti deve far parte di un gruppo e cosi’ nasce il branco. Per far parte del gruppo accettano qualunque cosa. Abbiamo anche un problema di solitudine”.

Le cause della violenza affondano le loro radici nei primissimi anni di vita. “Oggi non si vedono piu’ bambini per strada con il ciuccio, sono scomparsi. I dentisti ormai parlano di sempre piu’ bambini che soffrono di deglutizione atipica, ovvero spingono con la lingua sui denti. Cos’e’ cambiato?- continua a chiedere il direttore dell’IdO durante l’audizione- vanno al nido a 6 mesi e invece di ciucciare il ciuccio o il pollice si ciucciano la lingua. È un atto di autoconsolazione. L’asilo nido non e’ la mamma e i bambini soffrono l’abbandono, qui comincia a nascere una forma di rabbia. I ragazzi delle scuole elementari, delle medie e poi delle superiori sono arrabbiati e la risposta che noi adulti diamo e’ sintomatica per non affrontare il problema e metterci sopra una finta soluzione. Abbiamo imitato gli Stati Uniti e inserito i bambini all’asilo fin dai primi mesi 4/6 mesi, ma adesso gli stessi americani stanno rivedendo questa logica e considerano piu’ opportuno inserire al nido i bambini non prima dei 16-18 mesi”.

Come procedere allora? “Da un’indagine conoscitiva sulla vivibilita’ in varie scuole di diverse regioni d’Italia, chiedemmo ai ragazzi cosa desideravano. La loro risposta fu: telecamere in bagno e avere dei professori che si fermassero con loro un’ora in piu’ a scuola per conoscersi. Lo psicologo a scuola e’ fondamentale- sottolinea l’esperto- ma un docente interno dedicato agli studenti significherebbe davvero conoscere quello che accade nella scuola”.

Castelbianco porta un altro grande tema davanti alla commissione parlamentare: “Il suicidio o il tentativo di suicidio e’ diventato un problema enorme e non se ne parla. Si cerca sempre il colpevole, come se i genitori, i familiari o i docenti non fossero stati capaci di accorgersene. Loro non hanno responsabilita’- ribadisce- quante violenze avvengono nella scuola e noi continuiamo a stupirci o a far finta di stupirci.

Oltre a docenti dedicati agli studenti e al supporto di psicologi esperti, e’ importante aprire la scuola il pomeriggio- consiglia lo psicoterapeuta- per seguire i ragazzi nella loro vita prima di diventare maggiorenni. Dobbiamo coinvolgerli in attivita’ sane. I giovani non hanno piu’ centri di aggregazioni, hanno solo il cellulare”. Pensare di riconoscere i segni predittori di un bambino come futuro bullo e’ almeno fantasioso.

Adottare un criterio evidence based “non risolve il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, perche’ questo fenomeno non presenta un aspetto clinico. I bambini sono arrabbiati e lo abbiamo dimostrato portando negli asili nido gli abbracci che abbassano la loro aggressivita’. Cercare criteri clinici non ci portera’ da nessuna parte- afferma Castelbianco- quello che manca e’ l’equilibrio emotivo nei bambini e l’equilibrio di stabilita’, anche intellettiva, negli adulti che stanno con i bambini. Andare nello scientifico significa segmentare il problema e non trovare una soluzione. L’adulto deve essere presente per far crescere i minori in modo sano, ma gli adulti non ci sono a scuola, non ci sono in famiglia e non ci sono nei luoghi di aggregazione. È un problema sociale determinato da noi adulti e noi cerchiamo un indicatore scientifico? Continuiamo a non accettare- conclude- che gli adulti non ci sono mai quando i ragazzi sono insieme”.