Direzione Federico Bianchi di Castelbianco
Aut. Decreto G.R.L. - Accreditato con il S.S.N (Servizio Sanitario Nazionale) - Associato F.O.A.I. (Federazione degli organismi per l’assistenza delle persone disabili)
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Le reazioni

Sandra Zampa
vicepresidente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza

Ricordo con grande interesse l'audizione del direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) alla commissione bicamerale per l'Infanzia e l'Adolescenza. Ci sono stati illustrati dei buoni risultati basati sull'evidenza, e il solo fatto che questi risultati abbiano portato miglioramenti nella vita dei ragazzi autistici e delle loro famiglie è un elemento non trascurabile. Il tema è molto complicato e la ricerca non deve cessare.
Il fatto che il Servizio sanitario nazionale sostenga, com’è giusto, questa esperienza testimonia che c’è un'evidenza. Sono tutti dati verificabili. Ci ha colpito la grande trasparenza con cui sono stati illustrati, e certamente nessuno è così trasparente quando sa di dover nascondere qualcosa. Ritengo che ci voglia una maggiore apertura e mi permetto di suggerire un pizzico di umiltà in chi ritiene che la verità stia sempre e solo da una parte, soprattutto su un tema complicato come questo. I pregiudizi non aiutano la scienza ad avanzare.


Mario Marazziti
Presidente della commissione Affari Sociali della Camera dei deputati

Sull'autismo bisogna lavorare per una diagnosi precoce, perché è questo che potrà dare più frutti. La scienza mi sembra indichi che non c’è un solo autismo, quindi dovranno essere tenute in considerazione tutte le possibilità che danno buoni risultati.


Paola Binetti
Neuropsichiatra infantile ed esponente della commissione Affari sociali della Camera
dei deputati

Conosco il lavoro dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) da oltre 25 anni e ne ho sempre apprezzato la serietà professionale e la profonda umanità. Poche volte, infatti, nel campo della neuropsichiatria infantile si assiste alla messa in campo di un progetto terapeutico così profondamente personalizzato, pur nella sua complessità, che comincia dalla diagnosi, precoce ma mai precipitosa.
La conferma della qualità del lavoro svolto è sempre venuta a Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco, che dirigono l'IdO con una passione e una dedizione straordinari, H24!, dalle famiglie, che hanno saputo riconoscere in loro il rigore di un lavoro professionale, che si nutre di affetto genuino per il loro figlio. Affidare il proprio figlio all'IdO significa affidarlo a una struttura in cui nessuno corre il rischio di entrare a far parte di una sorta di anonimato istituzionale, in cui la diagnosi precede il riconoscimento di ciascuno come persona, con i suoi diritti e le sue responsabilità.
L'impegno di Federico Bianchi di Castelbianco nella direzione del Centro si dimostra anche nella intelligente svolta con cui ha saputo rispondere alla pubblicazione delle Linee guida del 2011, quando tra le possibili proposte a carattere terapeutico-riabilitativo scoprì con sorpresa che mancava l'approccio evolutivo, presente nelle precedenti Linee guida del 2005 e che di fatto caratterizza il lavoro dell'IdO.
Dopo una iniziale delusione e dopo aver chiesto a chi di dovere le spiegazioni di questa decisione, prese atto di un fatto fondamentale per tutti coloro che seguono un approccio Evidence Based. Non bastava un lavoro ben fatto e non bastavano neppure i risultati ottenuti sul piano evolutivo, se voleva un esplicito riconoscimento della qualità del proprio lavoro, occorreva pubblicare questi stessi risultati su riviste internazionali di buon livello, possibilmente con Impact factor. E da allora con una sistematicità e con un rigore che chiunque può scoprire, ha pubblicato non solo i risultati del lavoro su riviste internazionali con referee severi e autorevoli, ma ha via via elaborato il razionale che è alla base delle scelte dell'IdO, non solo con i soggetti autistici, ma in tutti i campi di cui effettivamente ci si occupa nell'Istituto. Un salto di qualità in campo metodologico che merita il rispetto di tutti anche per l'effettiva originalità con cui le ricerche sono state condotte e che confermano quella qualità di risultati che anche prima era evidente per i bambini, i loro genitori e tutti i collaboratori dell'IdO. Ma l’attività scientifica di Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco di questi ultimi 5 anni rappresenta un contributo allo studio dell'Autismo che non si può ignorare e tanto meno coprire di insulti gratuiti e senza fondamento.


Ileana Argentin
deputata Pd

In assoluto è sbagliata un'unica conduzione metodologica quando si parla di persone.  L'autismo non può essere definito come un calderone di uomini e donne  ogni uomo e donna che soffre di autismo è una persona con bisogni diversi. Se consideriamo solo la patologia senza mai entrare nell'idea della persona, sbagliamo. Non è detto che essere diversi dagli altri voglia dire essere tutti diversi allo steso modo.
Conosco l'IdO da tanti anni. Federico Bianchi di Castelbianco si batte per degli interventi evolutivi. Si è sempre posto con grande umiltà nell'affrontare il disturbo, per non lasciare niente di intentato. Anzi, tenta di fare tante altre cose. Da parte mia ha un sostegno pieno mentre non riconosco come unica soluzione le linee guida dell'Istituto superiore di Sanità. Credo che la disabilità tutta, dall'autismo alla sclerosi multipla, voglia dire 'persone'. Se dimentichiamo tutto questo, abbiamo già perso e non c’è cura che regga.
Invito i genitori e le associazioni ad avere la consapevolezza di quello che accade. Non ho la faccia di dire alle famiglie che è una buona cosa quella che sta succedendo.


Walter Orrù,
Psichiatra, Direttore della Scuola Superiore di Psicoterapia Bionomica del FORMIST di Cagliari - Direttore dell'ICSAT (Italian Commettee of Study of Autogenic Therapy)

Cari colleghi, da circa vent'anni la nostra Scuola di Psicoterapia Bionomica di Cagliari collabora con l'IdO di Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco e la stessa Magda Di Renzo è autorevole figura come Didatta della nostra Società Scientifica nazionale. Il riconoscimento del nostro corpo docente e degli allievi è stato tale da sostenere con continuità la richiesta di partecipazione di Magda di Renzo alla formazione sia per la sua umanità che per la sua serietà scientifica. Tali doti ne hanno fatto nella nostra isola una importante figura scientifica di riferimento per quanto riguarda la clinica e la terapia dell'infanzia e dell'adolescenza. 
Le ricerche empiriche sull'autismo portate avanti in questi ultimi anni hanno infine arricchito il loro Istituto di uno spessore "Evidence Based" che non è frequente trovare nei centri privati nazionali e che li ha spinti in una dimensione scientifica internazionale. E' proprio per queste riconosciute capacità che la nostra Scuola ha richiesto all'IdO di collaborare in termini clinici e di ricerca al loro Progetto Tartaruga.
Sentire i termini affermati nei loro confronti rappresenta un insulto al mondo scientifico intero e a chi ha lavorato nel rispetto di quelle leggi, così come hanno sempre fatto anche Federico Bianchi di Castelbianco e Magda Di Renzo. Siamo loro vicini e li incoraggiamo con forza a continuare le loro ricerche e a non farsi sopraffare dall'oscurantismo scientifico di questi soggetti.


Rosa Bruni
Psichiatra, psicoterapeuta e responsabile del servizio di counseling psicologico per gli studenti dell'Università Cattolica di Roma

A Magda Di Renzo, Federico Bianchi di Castelbianco e ai terapeuti dell'IdO con profonda stima e gratitudine. È davvero triste e sconcertante insieme apprendere queste notizie, sapere di questi commenti insensati e offensivi che non dicono niente dell'IdO ma tanto di chi li ha pronunciati.
Dell'IdO, della profonda competenza clinica e terapeutica parlano le esperienze di tanti bambini e genitori seguiti da Magda Di Renzo e dall'equipe dell'Istituto. Del valore scientifico dicono le numerose pubblicazioni che negli anni hanno permesso di conoscere e condividere un approccio terapeutico che coniuga serietà scientifica con capacità di accoglienza empatica, competenze tecniche e sensibilità, rigore e creatività. Un approccio che negli anni è diventato uno stile, un modo di intendere la cura, dal momento diagnostico a quello terapeutico, che contraddistingue il lavoro dei tanti operatori dell'Istituto e di tanti allievi che si son formati e lavorano con Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco, condividendone il coraggio di incontrare la complessità, la passione della cura, l'entusiasmo della ricerca clinica.
Questi commenti insensati non riguardano l'IdO ma offendono chiunque abbia un'idea della cura diversa dall'approccio basato su algoritmi e istruzioni per l'uso, ricette stereotipate e statistiche rassicuranti.
Offendono tutti quei Terapeuti che continuano a credere, come dicono bene le parole di Magda Di Renzo, che "se il senso profondo di ogni educazione e terapia è quello di consentire a ogni individuo il massimo dello sviluppo in base al suo potenziale, assecondando le sue modalità e i suoi tempi, non si capisce perché con bambini tanto vulnerabili vogliamo solo imporre una modalità senza sforzarci di capire".
E in particolare offendono tutti quei bambini, soprattutto quei bambini più vulnerabili, che grazie a Magda Di Renzo, Bruno Tagliacozzi e tanti terapeuti dell'IdO hanno avuto e hanno modo di sentirsi accolti e accompagnati nella ricerca di un modo meno doloroso di stare al mondo.
Grazie a Magda Di Renzo, a Federico Bianchi di Castelbianco e a quanti lavorano in direzione "ostinata e contraria" e che continuano a stare dalla parte dei bambini, ogni giorno, passo dopo passo, senza stancarsi, alla ricerca di strade nuove, di un pensiero-affetto che diventa cura.


Carla Cioffi
Neuropsichiatra Infantile

Cari Colleghi, ho sempre molto ammirato la modalità e la qualità di terapia  portata avanti dall’IdO  con i propri pazienti in età evolutiva: un approccio mirato alla riabilitazione delle disabilità specifiche da loro presentate ma sempre con uno sguardo rigoroso e attento all’evoluzione globale del bambino e delle proprie caratteristiche individuali, familiari e culturali.
Per chi come me ha avuto una lunga esperienza di centri riabilitativi, anche in paesi europei notoriamente all’avanguardia per la terapia e l’attenzione alla disabilità, quella dell’IdO è sempre sembrata un’autentica “punta di diamante” in grado di coniugare il rigore scientifico al rispetto per la dimensione evolutiva, rimanendo nel contempo instancabilmente alla ricerca di nuovi approcci terapeutici atti a rispondere alle più diverse esigenze dei piccoli utenti.
Da quando ho il piacere di collaborare con la struttura in qualità di medico ho potuto osservare più da vicino gli ottimi risultati ottenuti con i pazienti,  ma soprattutto sono stata testimone dei sorprendenti risultati con quei bambini le cui cartelle mediche, rilasciate da importanti centri ospedalieri, riportavano una incontrovertibile diagnosi di autismo, autismo di cui, per un buon numero di loro, dopo anni di terapia posso dire non ne sia rimasta più traccia.
Naturalmente la mia affermazione non può avere il valore scientifico di una constatazione statistica ma certamente rappresenta una testimonianza umana ed emozionale di un medico che assiste alla fuoriuscita di un bambino da una diagnosi che clinicamente racchiude in se una condanna per se e per la propria famiglia.


Silvia Mazzoni
professore associato di Psicologia Dinamica e Clinica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma

Io sono contraria all'esaltazione dei metodi riabilitativi per l'autismo, perché stanno bloccando la possibilità di riconoscere la validità dei trattamenti psicoterapeutici che devono obbligatoriamente interagire con quelli riabilitativi. La lotta muro contro muro tra riabilitatori e psicoterapeuti è stupida, perché la verità è che nell'autismo ci sono diversi fattori che interagiscono; su alcuni è di aiuto la riabilitazione, su altri deve intervenire la psicoterapia.
Le nuove linee dello studio della psicopatologia dell'infanzia prevedono un metodo che tiene conto dell'interazione dei fattori di rischio e di quelli di protezione dalla nascita in poi. Si è scoperto che in moltissime psicopatologie, per quanto i bambini possano sembrare simili fra loro (magari perché esposti allo stesso fattore di rischio, tipo l'emergenza dei primi sintomi dell'autismo), poi possono avere traiettorie evolutive molto diverse, in quanto ci sono altri fattori che interagiscono. Ad esempio, anche se il fattore di rischio sia organico, può capitare poi che nell'evoluzione del bambino comincino ad interagire altri fattori che possano moderare quello organico, persino quello genetico. Parliamo dell'ambiente, la madre, la famiglia, la scuola sono tutti sistemi che contribuiscono allo sviluppo sano di un bambino. Se questo è il metodo per studiare le forme della psicopatologia dell'infanzia, anche quelle a base genetica, è ovvio che i trattamenti debbano essere multifocali. In particolare, sono stati ben accettati tutti quei trattamenti di riabilitazione per l'autismo che aiutano sia a gestire il comportamento del bambino, che a far calare lo stress nella relazione genitore-bambino. Questo perché se un genitore riesce a gestire meglio il comportamento-problema del bambino è più contento, e se è più contento il fattore di protezione della relazione genitore-bambino aiuta ad una migliore evoluzione.
Ho scritto, insieme a Magda Di Renzo il libro 'Sostenere la relazione genitori-figlio nell'autismo. L'osservazione tramite il Lausanne Trilogue Play clinico' (edizioni Magi). Le famiglie dei bambini autistici esposti solo alla riabilitazione producono genitori riabilitatori che agli occhi di un figlio sono pure genitori poco affettivi, in quanto propongono una tensione se non addirittura un'ostilità. La casa è sempre piena di altra gente. Molte famiglie con cui ho lavorato hanno apprezzato il 'Lausanne Trilogue Play' perché si accorgevano che con il bambino autistico potevano solo giocare senza mettersi a riabilitarlo. La riabilitazione da sola è un danno per le famiglie, che da una parte risolvono il problema del comportamento ma dall'altra nessuno le aiuta a mantenere o a sviluppare le risorse genitoriali delle quali hanno bisogno tutti i bambini del mondo. Poiché mi occupo di famiglie la mia lotta è aprire almeno una finestra sulla famiglia mentre si fa anche riabilitazione.


Emanuele Trapolino
neuropsichiatra infantile dell'Ospedale Giovanni Di Cristina (Arnas) di Palermo

È un attacco alla persona, presumibilmente perché la persona è molto vicina alla comprensione di un quesito clinico, relazionale ed emozionale che può essere perseguito solo se si hanno specifiche competenze. Se non si hanno quelle specifiche competenze si finisce per preferire un approccio più pragmatico, che tutto sommato può mettere apparentemente nella condizione di non sbagliare, di non andare controcorrente per convenzionarsi al pari di quello che fanno gli altri. Mi pare che oggi la politica sia quella del "Facciamo tutti la stessa cosa, tutti i bambini sono uguali". Un pensiero che di fatto contraddice quello che noi riteniamo, ovvero che ogni bambino ha la sua identità, la sua dignità emotiva e la sua disarmonia clinica.
 Federico Bianchi di castelbianco ha scelto di leggere il bambino nella sua traiettoria evolutiva per quello che in quel momento esprime, nell'ottica di una modifica, di una trasformazione che non necessariamente deve essere drammatica o comunque senza speranza. Può anche essere positiva e produttiva.
Considero la disquisizione tra gli approcci comportamentale e psicodinamico un discorso di lana caprina che ci ha stancati. Credo che l'intervento vada commisurato alla necessità del bambino. Una pratica non esclude l'altra, è solo un fatto di equilibrio e di reale attenzione alla dimensione umana prima, clinica dopo ed evolutiva del bambino che ci permette di stabilire qual è il processo più adeguato e più sintonico a quelli che sono i suoi bisogni profondi. Quando si parla di bisogni, anche in un bambino disarmonico, bisogna sapere di cosa si sta parlando. Il bisogno è qualcosa che ti obbliga all'interpretazione e quindi a un'esposizione personale, dove l'unico che guadagna è il bambino, ed è corretto perseguire questa strada.



Salvo Pollicina
Medico specialista in Neuropsichiatria infantile presso l’U.O.C. di N.P.I. del Presidio Osp. di Acireale e Vicepresidente dell’IMPA

Il giardino zen di Kyoto è un giardino secco, rettangolare, fatto di ghiaia dove sono disposte 15 pietre, ma un osservatore, qualunque prospettiva scelga, potrà vederne sempre e solo 14. Il giardino diviene, in tal modo, la rappresentazione della Verità che ha sempre un lato nascosto. Ma è proprio questo lato nascosto all’osservatore che della Verità contribuisce a mantenere viva la domanda e potentemente spinge a ricercarla. È la consapevolezza del non ancora visibile che, nella modernità, contribuisce a mitigare le certezze indurite dall’appartenenza ad una scuola di pensiero, che fa da argine prospettico ai monoideismi ideologici, alle visioni fideistiche e totalizzanti e, più volgarmente, alla difesa rancorosa del proprio punto di vista.        
Ci è piaciuto partire dalla visione metaforica di un celebre giardino giapponese per provare a contrastare in modo riflessivo il paludoso terreno dell’ingiuria. Sulla pagina facebook dell'Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica (IMPA) abbiamo pubblicato la lettera del Direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco; lo facciamo perché dell’IdO ci è noto soprattutto l’interesse per i bambini, l’abnegazione nel lavoro e il singolare acume clinico che contraddistingue tutto lo staff.  Come clinici e operatori sanitari abbiamo potuto apprezzare, in questi anni, i notevoli risultati ottenuti nella cura dei soggetti autistici. Pertanto, come ben chiarisce la lettera che alleghiamo,  diamo pieno sostegno e solidarietà all’azione intrapresa dall’IdO a difesa della dignità professionale e della onorabilità dei suoi operatori, nonché degli stessi bambini autistici che da questa professionalità traggono quotidianamente benefici e cure.


Nicola Purgato
Psicoanalista SLP, Responsabile clinico Comunità educative-riabilitative Antenna 112 e Antennina (Venezia)

Paola Bolgiani, psico
Analista SLP, Direttore Clinico Le Villette - Comunità e centri terapeutico-riabilitativi per minori e giovani adulti, Saluggia (VC)

Raffaele Calabria,
psicoanalista SLP, psicoterapeuta presso il Centro di Salute Mentale AUSL Ravenna, Direttore della rivista di psichiatria "Frammenti"

Finisce sempre così, che prima o poi le carte si scoprono. Quando nel 2011 uscirono le Linee Guida per il “Trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” da parte dell’Istituto Superiore di Sanità ci fu un gran fermento di animi, ma anche di incontri e convegni. Quanti presentavano il loro lavoro con autistici che si ispirava alle cosiddette “buone pratiche” ma che non rientravano tra quelle raccomandate dalle Linee Guida, venivano ascoltati con sufficienza e poi criticati perché non erano “evidenced- based”. A nulla era valsa la testimonianza dei genitori dei ragazzi seguiti con il modello evolutivo (come all’Istituto di Ortofonologia) o quello psicoanalitico (come nelle nostre istituzioni), nemmeno i diversi e numerosi casi clinici, come è prassi fare con rigore etico e clinico da sempre in ambito analitico, tanto meno l’invito personale a conoscere le modalità di lavoro rispettose della singolarità del soggetto e del mondo autistico, come sempre più sta emergendo dagli stessi autistici, definendo il resto del mondo che li cura “neurotipico”.
Dovemmo, al contempo ammettere che, l’approccio psicoanalitico ha sempre avuto una certa ritrosia verso la scienza statistica, non tanto per questioni metodologiche, quanto perché la singolarità del soggetto non può essere riassorbita nella media universale. La media è impersonale, invisibile, è il prodotto delle combinazioni dei comportamenti e delle proprietà degli individui: «Ci si può ribellare contro la legge, ma non si può farlo contro la media. Tuttavia […] decidere di conformarsi alla norma, di fare della norma una legge, è una scelta politica» (J.-A. Miller, L’uomo senza qualità. L’epidemiologia della salute mentale).
Di questo la psicoanalisi ha fatto un baluardo nei confronti della spinta verso la normalizzazione, se non addirittura verso l’omologazione dettata dagli esperti. Dobbiamo ricordare, infatti, che come esiste una buona percentuale di bambini e ragazzi con Disturbi dello Spettro Autistico, resistente ai farmaci che mirano a curare non tanto l’autismo quanto i suoi comportamenti problematici, allo stesso tempo esiste una buona percentuale di bambini e ragazzi con Disturbi dello Spettro Autistico resistenti ai metodi cognitivi-comportamentali.
Battersi per la libertà di scelta da parte dei genitori, significa anche poter avere diversi metodi da scegliere individuo per individuo, senza massificare il gruppo o escludere metodologie che possono essere di utilità ad altri.
A partire da queste constatazioni alcuni all’interno del campo delle “buone pratiche” si sono messi a produrre ricerche. Noi stessi nel nostro lavoro abbiamo affidato all’Università di Padova una ricerca longitudinale, altri colleghi del campo lacaniano stanno utilizzando il Child and Adolescent Needs and Strengths (CANS) iniziando a produrre risultati scientifici sul loro lavoro in riviste scientifiche di tutto rispetto, come lo stesso Istituto di Ortofonologia ha fatto in questi anni. Ora si trova attaccato ingiustamente e a-priori, non essendogli stata fatta una critica mirata come si usa nel mondo scientifico e accademico, ma una generica e qualunquista osservazione di “cialtroneria”.
Quindi neppure la ricerca scientifica va bene. Ma se si mettono in dubbio le ricerche scientifiche e le stesse riviste scientifiche che le pubblicano, allora significa rimettere in discussione il presupposto iniziale: la questione non erano i metodi “evidenced-based”, ma farne fuori alcuni.
L’Istituto di Ortofonologia con la sua metodologia evolutiva, noi con la pratica orientata dalla psicoanalisi che mette al centro il soggetto e ne sviluppa le abilità in un’ottica di valorizzazione delle risposte soggettive e non solo di deficit, saremo sempre a fianco degli individui con Disturbo delle Spettro Autistico e di quanti, familiari e insegnanti, ne hanno il carico maggiore, garantendo a loro libertà di scelta ma tra una gamma di approcci seri ed etici, non uno solo.


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